WW Snippets test
Fabrizio Landi di RetImpresa: “Credo che la rete d’impresa rappresenti uno strumento legislativo evolutivo, che consente di trasformare in maniera più efficiente ed efficace il nostro network di piccole aziende”
Uno strumento che, secondo gli esperti, potrebbe aiutare le imprese ad affrontare anche le sfide post-covid (a partire dal nuovo concetto di globalizzazione). Ma bisognerebbe abbandonare la logica della rete come “un’unione di piccoli”
Su il fatturato per oltre il 30% delle imprese
Stando all’analisi, infatti, oltre il 30% delle imprese (a tre anni dall’ingresso in rete) sono cresciute in termini di fatturato, numero di addetti, valore della produzione e redditività rispetto al triennio precedente. Nel dettaglio, spiega Anna Cabigiosu, professoressa del dipartimento management dell’Università Ca’ Foscari, a incidere principalmente è la dimensione temporale: “l’esperienza di rete è positiva e contribuisce a migliorare la performance dell’impresa fino a un certo punto, oltre il quale perde il suo effetto positivo”, si legge nello studio.
Il contratto di rete come strumento anti-crisi
“Il contratto di rete nasce nel 2009, a valle di un periodo di difficoltà per le piccole e medie imprese”, continua l’esperta. “È stato pensato, infatti, per aiutarle a uscire dalla crisi, trovando in esso una nuova modalità di collaborazione. Sulla stessa linea d’onda, nel 2020 il legislatore ha rinforzato questo istituto e i nostri dati rivelano che le imprese che appartengono a una rete abbiano ancora riportato benefici in termini di redditività e performance”, conclude Cabigiosu.
Manzella: “No alla logica di rete come un’unione di piccoli”
Un modello, secondo Mauro Marchesini, vice presidente per le filiere e le medie imprese di Confindustria, che potrebbe dunque aiutare le imprese ad affrontare le sfide post-covid (a partire dal nuovo concetto di globalizzazione). Sfide, spiega, “difficilmente superabili dalle singole aziende, date le loro dimensioni”. “Far rete fa bene alle imprese e consente di aggredire importanti nodi del nostro sistema: la dimensione, la scarsa internazionalizzazione e la scarsa innovazione”, aggiunge Gian Paolo Manzella, sottosegretario di Stato del ministero dello Sviluppo economico. Poi conclude: “Questo è un tempo in cui la collaborazione viene vista come un elemento essenziale sul fronte della resilienza, perché il costo della distanza d’improvviso ci ha presentato il conto. Dalla contaminazione e dalla collaborazione nasce la crescita. Usciamo dalla logica della rete come un’unione di piccoli. Bisogna far comprendere all’imprenditore che fare rete non significa abdicare o abbandonare la creatura sulla quale ha scommesso, ma ampliarne le prospettive, innovare e internazionalizzarsi. Rendere la sua stessa creatura più forte”.

