Redditività: rete batte banca commerciale (anche al netto del covid)

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Una nuova analisi di Excellence consulting ha confrontato il RoE delle principali sette banche reti e banche commerciali

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Depurati gli effetti della pandemia, il Return on equity delle reti è stato di 20 punti superiore rispetto a quello registrato nel 2020 dalle controparti commerciali

Le rettifiche sui crediti e i costi operativi più elevati delle commerciali sono alla base della disparità osservata fra le due categorie

Il modello di business delle banche-reti si conferma più redditivo rispetto a quello delle banche commerciali, anche se si depurano dai bilanci gli effetti della pandemia. E’ quanto mette in luce una nuova analisi di Excellence Consulting, società di consulenza specializzata in istituzioni finanziarie, sulla base dei risultati registrati nel 2020 dalle prime sette banche per ciascuna delle due categorie. Stiamo parlando, per le reti, di Fideuram, Mediolanum, Fineco, Banca Generali, Azimut, Allianz, Euromobiliare e, per le banche commerciali, di Unicredit, ISP, Bbpm, MPS, Credit Agricole, BNL, Credem.

Il return on equity (RoE), una delle principali misure che indicano la redditività dell’impresa, risulta del 22% nel primo gruppo e del 2% nel secondo. Se si utilizzano i “dati grezzi”, ossia non depurati dagli effetti della pandemia sulle rettifiche, il RoE della banca-rete meno performante (pari al 5%) è più basso di un solo un punto rispetto alla banca commerciale più redditiva nel 2020 (6%).

Per ripulire il confronto dagli effetti negativi del covid-19 sui crediti delle banche commerciali, Excellence si è affidata alle stime di Bankitalia, che aveva quantificato al 46% il valore delle rettifiche sui crediti delle banche Commerciali imputabili alle conseguenze della pandemia. “Applicando tale coefficiente, rimanendo invariate a 0,7 punti base le Rettifiche sui Crediti/Asset delle reti, quelle delle commerciali scendono da 46 a 25 punti base”, afferma Excellence, sottolineando “una notevole differenza di risultato tra i due modelli di business”. Se questa correzione non venisse effettuata in favore delle banche commerciali, il RoE del 2020, per questa categoria, scenderebbe dal 2 al -1% (come risulta dal grafico in alto).

A giustificare la disparità nel Return on equity dei due diversi modelli bancari non è il margine d’intermediazione. Al contrario, i margini d’intermediazione sugli Asset delle banche commerciali sono nettamente più elevati rispetto a quelli delle controparti: 189 punti base contro 89. “A determinare questa differenza concorre il fatto che i ricavi delle reti sono già decurtati dal costo dei consulenti finanziari, che vengono remunerati in percentuale dei risultati commerciali ottenuti”, spiega Excellence.

I maggiori ritorni per gli azionisti delle reti sono, invece, dovuti a due altri fattori. Il primo, come abbiamo visto, è l’impatto delle rettifiche sui crediti/asset che è nettamente più penalizzante nel caso delle banche commerciali, i cui finanziamenti sono indirizzati a categorie di soggetti più a rischio (privati e imprese).
A gravare maggiormente sui bilanci delle banche commerciali sono, poi, i costi operativi in rapporto agli asset, pari a 131 punti base contro i 40 delle banche-reti. Non è un segreto, infatti, che la struttura di una banca commerciale prevede un numero di dipendenti molto più elevato, a cui corrispondono, ovviamente, più stipendi da pagare.

“Nell’attuale momento di tassi d’interesse vicino allo zero, che secondo i principali analisti potrebbero rimanere tali nel medio periodo, la capacità di remunerare gli azionisti è generata più dal modello di business della banca più che da altri elementi, e ciò a prescindere dai contraccolpi dell’emergenza sanitaria”, ha commentato, Maurizio Primanni, Ceo di Excellence Consulting. “La differenza non è stabilita tanto dal patrimonio, dai costi operativi o dal margine di intermediazione, sempre maggiori nelle banche Commerciali, ma dalle rettifiche sul credito erogato. Si pone quindi la necessità di evolvere il sistema di finanziamento alle imprese, riducendo nel tempo il peso del credito bancario e aumentando conseguentemente la diffusione dei prodotti alternativi di Private Debt e Private Equity, i quali però richiedono un intervento di revisione complessiva dei sistemi organizzativi, comportamentali e delle competenze delle banche”.


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di Alberto Battaglia

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Responsabile per l’area macroeonomica e assicurativa. Giornalista professionista, è laureato in Linguaggi dei media e diplomato in Giornalismo all’Università Cattolica

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