Redditi e ricchezza: ecco i Paesi dove si vive meglio

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Tenere traccia della qualità e delle condizioni di vita che un certo Paese garantisce ai propri abitanti richiede, delle volte, di posare gli occhiali economici e volgere lo sguardo verso altri indici altrettanto essenziali

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L’Ocse per misurare la qualità della vita nei paesi membri tiene conto di 11 temi chiave, quali costo degli alloggi, livello reddituale, tasso occupazionale e, soprattutto, equilibrio tra lavoro e vita privata

L’Italia non è fanalino di cosa ma ha ancora molto da migliorare

Per avere contezza del livello di benessere percepito dai cittadini nelle rispettive Nazioni in cui vivono, non è sufficiente guardare soltanto ai freddi numeri del Pil o alle sempre più specifiche e, a tratti indecifrabili, statistiche economiche.
Questo lo sa bene l’Ocse (l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, di stanza a Parigi, costituita da 37 Paesi, tra i più influenti a livello mondiale) che, già da tempo, con l’obiettivo di effettuare una comparazione non meramente economica della qualità e delle aspettative di vita percepite dai cittadini residenti nei Paesi aderenti, ha dato vita al “Better Life Index”.
Si tratta di una piattaforma che permette di mettere a confronto il grado di benessere nei vari Paesi Ocse, sulla scorta dei principali profili ritenuti essenziali per soppesare e saggiare le condizioni della vita.

A tal riguardo, l’Ocse, prendendo in considerazione una serie di fattori (quali, ad esempio, accessibilità abitativa, aspettativa di reddito, livello e impatto dell’istruzione, rapporto tra lavoro e tempo libero), ha tentato di stilare una classifica degli Stati membri che, più di altri, assicurano un elevato benessere sociale ai propri cittadini. In questi termini, chi sta pensando di trasferirsi in uno di questi Stati, prima di fare le valigie, dovrebbe andare a dare un’occhiata a questa classifica.

Ebbene, prima di entrare nel merito, analizzando lo studio predisposto dall’Ocse, e integrandolo – altresì – con un’indagine simile (e più recente) predisposta da Numbeo, il più grande database al mondo sul costo della vita, occorre soffermare l’attenzione su alcuni dati significativi; significativi in quanto, secondo l’Ocse, sono rintracciabili pressoché in tutte le economie sviluppate.

Secondo le stime pubblicate nel report “How’s Life? 2020 Measuring Well-being”, quasi il 40% delle famiglie è finanziariamente insicuro, nel senso che rischierebbe di cadere in povertà se non dovesse percepire solo per tre mesi una qualunque forma di reddito; inoltre, nella maggior parte degli Stati Ocse, la ricchezza delle famiglie, negli ultimi dodici anni, è diminuita in media del 4% e, negli stessi termini, le persone anziane sono le categorie che ne escono peggio: queste, rispetto al recente passato, sono tre volte più esposte al rischio di affrontare la vita in solitudine.

E invero, tralasciando questi aspetti che segnano (purtroppo) un trend omogeneo in quasi tutte le giurisdizioni occidentali, è bene porre l’accento sui risultati restituiti dal Better Life Index, aggiornato nella sua ultima versione.

Non desta stupore riscontrare che la parte alta della classifica è presieduta da paesi considerati, quasi sotto ogni profilo, “virtuosi”. Si tratta, infatti, della Norvegia, che occupa il primo posto, dell’Australia, subito dietro, dell’Islanda che siede al terzo posto e poi Canada, Danimarca e Svizzera.

In particolare, la Norvegia vanta i migliori risultati quanto a sicurezza personale percepita, rapporto ore lavorate e tempo libero e, ancora, rapporto impiego e retribuzione. Ma non solo, la Norvegia vanta il più alto reddito medio pro capite per famiglia e può contare su un sistema scolastico e universitario eccellente e, conseguentemente, su un livello di disoccupazione molto basso. Infine, anche l’aspettativa di vita è più alta della media: l’aspettativa di vita alla nascita in Norvegia è di 83 anni, tre anni in più rispetto alla media Ocse di 80 anni.

Dal punto di vista fiscale, la Norvegia, è membro dell’Area economica europea e, conseguentemente è allineata, con alcune delle regole – anche tributarie – vigenti per gli Stati membri. I soggetti non residenti (dunque coloro che non sono presenti nel Paese per 183 giorni negli ultimi 12 mesi o 270 giorni negli ultimi 36 mesi) sono sottoposti a tassazione solo per i redditi di fonte norvegese. La Norvegia obbliga a versare un’imposta sulla ricchezza tutti i contribuenti, in ragione del valore netto del loro patrimonio dichiarato. Se per i residenti il patrimonio si compone di tutte le proprietà ovunque possedute, per i non residenti, il patrimonio tassato, è solo quello che riferisce ai beni o altre forme di ricchezza detenute nel territorio dello Stato norvegese.

E l’Italia? L’Italia registra risultati positivi ma, di certo, non vanta una posizione virtuosa all’interno della classifica, posizionandosi nella parte centrale subito dietro Israele e appena avanti il Giappone.

L’Italia è considerato un paese virtuoso per gli aspetti sociali e relazionali, per l’aspettativa di vita (che per le donne arriva a 86 anni) ma, nei fatti, se si guarda ad altri dati non si può a tutti gli effetti gioire. L’Italia è al di sotto degli standard per qualità e costi degli alloggi, qualità dell’ambiente e reddito medio percepito da un nucleo familiare.

Ebbene, stando ai dati Ocse, In generale, gli italiani sono meno soddisfatti della propria vita rispetto alla media degli altri Stati membri.

Non sono poi, grosso modo, diversi, i risultati restituiti dall’indagine di Numbeo per il 2022, sulla qualità della vita. Anche in questo caso, infatti, emerge un’Italia – per certi versi – zoppicante che si ferma nella parte intermedia della classifica; mentre i Paesi del nord (insieme all’Australia) quali Svizzera, Danimarca, Olanda e Finlandia continuano a primeggiare.


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di Nicola Dimitri

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Redattore e coordinatore dell’area Fiscal & Legal di We Wealth. In precedenza ha lavorato nell’ambito del diritto tributario e della fiscalità internazionale presso primari studi legali

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