Quali sono i paesi che attraggono più investitori esteri?

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Una nuova analisi dell’Associazione italiana banche estere vede la Penisola al nono posto della classifica dell’attrattività dei paesi del G20. Sulla vetta del podio la Germania

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Il “Super indice Aibe” è una sintesi dei principali indicatori e delle più accreditate valutazioni che rappresentano l’Italia nel confronto con le altre nazioni e nella sua capacità di porsi come economia stabile, competitiva e affidabile

Secondo un punteggio che va da 0 a 100 (con 0 per il paese meno attrattivo e 100 per quello più attrattivo), al primo posto si posiziona la Germania a pieni voti, seguita dal Canada (94,8) e dall’Australia (92,1)

L’Italia guadagna la nona posizione. Rilevata una maggiore debolezza sul fronte del trattamento fiscale, tra adempimenti, procedure e tempistiche. Non da meno il versante demografico, nella lettura dell’Ocse sulla popolazione in età lavorativa

Le attese sulla ripartenza continuano ad alimentare incertezze. Secondo un nuovo osservatorio dell’Associazione italiana banche estere (Aibe) in collaborazione con Censis, solo alcuni paesi a livello globale hanno già raggiunto un “tendenziale equilibrio” tra rischi di diffusione dei contagi da covid-19, riavvio delle attività economiche e campagne vaccinali. Eppure, sul versante economico, restano confermate le view sul rimbalzo entro la fine dell’anno, che porterà i frutti dei piani di ripresa disegnati negli ultimi mesi. Rendendoli più attrattivi anche in termini di investimenti, tra operatori esteri e istituzioni internazionali.
Sulla scia di questo contesto è stato costruito il Super indice Aibe, una sintesi dei principali indicatori e delle più accreditate valutazioni che rappresentano l’Italia nel confronto con le altre nazioni e nella sua capacità di porsi come economia stabile, competitiva e affidabile. Applicato ai paesi del G20, di cui la Penisola ha assunto proprio quest’anno la presidenza, fa leva su 12 indicatori, di cui quattro di carattere strutturale e otto relativi a survey di istituzioni e organizzazioni di rilievo a livello internazionale: il pil pro capite (fonte Ocse), la quota di popolazione in età lavorativa (Ocse), gli investimenti diretti esteri (Banca Mondiale), le esportazioni (Banca Mondiale), l’indice di capitale umano (Banca Mondiale), Doing business (Banca Mondiale), l’indice di percezione della corruzione (Transparency international), l’indice di performance logistica (Banca Mondiale), l’indice di performance ambientale (World economic forum), l’indice di digitalizzazione (Cisco) e l’indice dello Stato di diritto (World justice project).
Secondo un punteggio che va da 0 a 100 (con 0 per il paese meno attrattivo e 100 per quello più attrattivo), al primo posto si posiziona la Germania a pieni voti, seguita da Canada (94,8) e Australia (92,1). A stretto giro anche la Corea del sud (86,6), mentre Regno Unito e Stati Uniti si collocano rispettivamente al quinto e sesto posto ma con 16 punti di distacco dalla Germania nel primo caso e 24 nel secondo. A chiudere la classifica l’Argentina (3,4), il Brasile (2,5) e l’India (0,0), per una media complessiva di 49,2. L’Italia, in questi termini, guadagna la nona posizione con un punteggio di 54,5.
Fonte: Censis
Analizzando i 12 indicatori nel dettaglio per il Belpaese, si rileva una maggiore debolezza sul fronte del trattamento fiscale, tra adempimenti, procedure e tempistiche, che lo fa scivolare al 17° posto. Non da meno il versante demografico, nella lettura dell’Ocse sulla popolazione in età lavorativa, per il quale l’Italia si colloca 15esima. Maggiormente positiva, invece, la posizione relativa all’indice di performance ambientale (sesta nel rank) e quello di performance logistica (settima). Lo stesso vale per l’indice di capitale umano che vede l’Italia all’ottava posizione su 18 paesi, ma anche la quota di esportazioni sul pil e il livello di pil pro capite (entrambi al nono posto). Considerando i dati strutturali, invece, la quota di investimenti esteri sul pil spinge l’Italia al 12° posto, lasciando spazio a paesi “avanzati” come Australia (2°) e Canada (3°) ma anche “emergenti” come Brasile (1° posto), Messico (4°) e Indonesia (5°). Chiudono il cerchio la digitalizzazione e l’indice dello Stato di diritto (che comprende aspetti come la responsabilità degli organi di governo, la chiarezza e la stabilità delle leggi, la garanzia dei diritti, la trasparenza e l’imparzialità della magistratura, e processi equi ed efficienti), che fanno guadagnare all’Italia la nona posizione nei rispettivi rank.

La fotografia dell’Italia post-covid in numeri

Stando agli osservatori internazionali, la Penisola chiuderà il 2021 con una crescita del prodotto interno lordo poco superiore al 4%. Le ultime stime dell’Ocse parlano di un +4,5%, mentre la Commissione europea riportava un +4,2% nelle proiezioni di primavera. Nell’ordine del 4% anche le previsioni sul prossimo anno, con l’Ocse e la Commissione che viaggiano sul 4,4% e il Fondo monetario internazionale che ha portato le stime dal 3,6% di aprile al 4,0% dell’ultima consultazione dell’executive board di giugno. Per non dimenticare poi il Piano nazionale di ripresa e resilienza, che porta in pancia 248 miliardi di euro di risorse. Le attese sull’impatto macroeconomico, in questo caso, rivelano un +3,6% del pil nel 2026 rispetto allo scenario base e un +3,2% dell’occupazione tra il 2024 e il 2026.


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di Rita Annunziata

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Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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