Quali sono le priorità esg degli investitori istituzionali?

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Nel 2021 la “s” non sarà più la priorità. Secondo un nuovo report della Bank of America, gli investitori istituzionali punteranno su cambiamenti climatici, catene di approvvigionamento e governance

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L’81% degli investitori istituzionali considera la governance come il fattore più importante nella gestione dei rischi finanziari

I settori che hanno offerto le principali opportunità di miglioramento sul fronte esg sono oil&gas (49%) e utility (44%)

Secondo la quarta edizione dell’Edelman trust barometer: institutional investors, indagine diffusa nel mese di novembre e condotta su 600 investitori istituzionali con asset in gestione per oltre 20mila miliardi di dollari complessivi, l’88% degli statunitensi ritiene che le società che danno priorità alle iniziative esg offrano migliori opportunità di rendimento nel lungo periodo e, sull’onda della crisi pandemica, lo scorso anno le questioni “sociali” dell’acronimo esg (environment, social, governance) sono saltate in cima alle loro priorità. Ma nel 2021 potremmo assistere a un’inversione di tendenza. Stando a un nuovo report della Bank of America, il faro sarà puntato su cambiamenti climatici, governance e catene di approvvigionamento.
L’81% degli investitori istituzionali intervistati, infatti, considera la governance come il fattore più importante nella gestione dei rischi finanziari. E, contrariamente allo scorso anno, le questioni “sociali” (come la diversity) sono considerate un “grande obiettivo” da meno di un quarto del campione. Inoltre, secondo i ricercatori, i settori che hanno offerto le migliori opportunità di miglioramento sul fronte esg sono oil&gas (49%), utility (44%), “consumer disc” (34%) e “material” (31%). Su questa stessa linea d’onda, l’Asia (41%) ha garantito invece le principali opportunità di sovraperformance, proprio grazie al miglioramento in ambito esg.
Per di più, più dell’80% degli intervistati dichiara che i fattori esg garantiscano una migliore gestione dei rischi d’investimento, una percentuale doppia rispetto a coloro che li considerano solo come parte del proprio dovere fiduciario. Una percentuale simile (quasi l’80%) fa ricorso alla ricerca interna per identificare rischi esg significativi, integrandola con le informazioni provenienti da terze parti. Ma la richiesta principale delle imprese resta quella di “standardizzare la divulgazione aziendale” di tali informazioni, spiegano i ricercatori.

Volgendo lo sguardo al post-covid, infine, il 48% degli investitori istituzionali ritiene che gli investimenti ambientali, sociali e di governance in generale siano balzati in cima alle loro priorità, anche se due terzi degli intervistati dichiarano che meno del 50% degli investitori globali debba ancora includere i fattori esg nel proprio processo d’investimento. Restano indietro i private market (in questo caso la quota cala a un terzo).


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di Redazione We Wealth

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