Protezione portafogli: perché non tutto il cash è “trash”

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La crescente esposizione dei portafogli ad attività con elevata duration espone al rischio di rialzo dei tassi, che il cash può mitigare

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Un focus dell’Economist ha messo in luce quale funzione possa mai avere un asset che non offre interessi capaci di controbilanciare il crescente costo della vita. In verità, se si dispone di un portafoglio ad elevata duration, ed è sempre più probabile che sia così, incrementare la liquidità aiuta a mitigarne il rischio

In un Paese come l’Italia, in cui la liquidità rappresenta una componente importante degli asset finanziari in possesso delle famiglie, provare a mostrarne alcune virtù dovrebbe essere come sfondare una porta aperta. Dato il contesto di mercato particolarmente “costoso” ed esposto al rischio di una nuova stagione di rialzi dei tassi, la nota rivista The Economist, ha sentito il bisogno di mettere in ordine le cose sulla funzione del cash in portafoglio.

In Italia, il 32,6% della ricchezza finanziaria delle famiglie è in valute o depositi: molto di più rispetto al 12,7% detenuto dalle famiglie americane, ma anche molto meno rispetto al 54,4% di quelle giapponesi e un po’ meno del 40,9% osservato in Germania (i dati si riferiscono tutti al 2020, e provengono dall’Ocse). Tanta o poca che sia, è vero che la liquidità non produce interessi tali da superare l’incremento del costo della vita. E’ una componente che frena il rendimento del proprio portafoglio complessivo. Qual è dunque l’opportunità di mantenere in liquidità una certa componente dei propri asset finanziari?

Un elemento che invita un nuova riflessione in merito, secondo la column Buttonwood dell’Economist, è che “sempre più capitale è legato a investimenti in cui la maggior parte del profitto si trova in un futuro lontano”, come nel caso delle growth stocks tecnologiche (Amazon è un tipico esempio). Ma lo stesso fenomeno si osserva “nel denaro che si riversa nei fondi di private equity e venture capital”. Sono società che andranno a produrre utili in grado di giustificare le attuali valutazioni solo molto in là nel tempo. “Nel frattempo, i portafogli sono vulnerabili a un forte aumento dei tassi di interesse”, ha proseguito il newspaper, e “un modo semplice per mitigare questo rischio è quello di detenere più contanti”.

I gestori professionali, del resto, tendono ad incrementare la propria quota di cash quando cresce l’aspettativa di una correzione: se quest’ultima si verifica, danneggerà di meno il portafoglio e ci saranno più disponibilità immediate per comprare a prezzi più favorevoli. In questo momento l’elevato rapporto Prezzi/utili (P/E) del mercato azionario nel suo complesso, una misura che indica quanto sono costose le azioni in rapporto ai profitti che producono, sta accrescendo la sensibilità di questo mercato a una stretta monetaria che non dovrebbe essere lontana.

Le azioni americane in particolare, stando alla misura di P/E corretta per il ciclo, non sono mai tanto “care” se non nel periodo precedente al crollo della New economy del 1999-2000. L’esposizione ad asset che impiegheranno molto tempo a produrre flussi di reddito in grado di giustificare le attuali valutazioni è coerente con l’attuale ecosistema di bassi tassi d’interesse. “Non si tratta solo di azioni. Gli immobili sono valutati ad un prezzo ripido rispetto al flusso di affitti futuri. Gli investitori si stanno riversando in fondi di private equity e venture capital che non ‘pagheranno’ per un decennio o più”, ha dichiarato l’Economist, riferendosi a questo fenomeno come all’incremento della duration dei portafogli.

Come abbiamo visto, più la duration aumenta, più il rischio di un ripido incremento dei tassi diventa pericoloso per il portafoglio – creando così uno spazio per un crescente quota di liquidità per bilanciare questo rischio. “Se i tassi d’interesse dovessero salire bruscamente, i detentori di liquidità ne beneficerebbero rapidamente, anche se gli altri asset soffrono. Quindi, se la duration del vostro portafoglio aumenta, ha senso aumentare anche le vostre partecipazioni in contanti. Di quanto precisamente dipenderà, come sempre, dalla vostra propensione al rischio”, ha concluso l’Economist.


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di Alberto Battaglia

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Responsabile per l’area macroeonomica e assicurativa. Giornalista professionista, è laureato in Linguaggi dei media e diplomato in Giornalismo all’Università Cattolica

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