La prossima bolla è quella delle carte di credito

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Sta per arrivare l’impatto della prossima bolla, quella delle carte di credito: milioni di clienti non sono in grado di saldare i loro debiti, e l’industria si sta preparando all’impatto

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Quello delle carte di credito è uno dei primi settori in cui la crisi fa sentire le sue fauci. Spesso infatti sono questi i debiti che le famiglie smettono di pagare quando si verifica una situazione di emergenza economica.
Il Wall Street Journal riporta che negli Usa società emittenti di carte di credito come Capital One, Discover Financial Services e Syncrony Financial stanno sospendendo gli addebiti o in alcuni casi depennando gli interessi dovuti e concedendo ulteriori rate ai clienti insolventi. Ma si tratta di misure temporanee, che non potranno sopperire al deterioramento dell’economia e all’incapacità di pagare dei clienti che hanno perso il lavoro. Le banche sperano che il periodo ponte sia sufficiente all’economia per riprendersi. Tuttavia il sistema del debito privato americano era già sotto estrema pressione da prima della crisi pandemica, con i debiti per carte di credito, tasse universitarie e spese sanitarie a livelli record.
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Da dove arriverà la prossima bolla

Gli analisti tuttavia non sono ottimisti e prevedono che la bolla scoppierà. Società come Discover, Capital One, American Express, JPMorgan Chase hanno già accantonato fondi per far fronte alle perdite. Roger Hochschild, amministratore delegato di Discover, dichiara al WSJ di aver già avuto un numero “significativo, rapido e cataclismico” di crediti deteriorati. Alcune banche stanno adottando misure più stringenti per la concessione del credito. Altre, come Citigroup, Discover e Syncrony, stanno invece disattivando le carte inattive e abbassando i plafond. I comunicati ufficiali parlano di misure cautelative già in atto prima dello scoppio della crisi. Ma questa è solo la prima parte della storia.

Se da una parte la spesa (per beni primari) in carte di credito aumenta, dall’altra collassa, rendendo questo strumento meno profittevole per le società emittenti e le banche, che vedono crollare gli incassi da commissioni. Si tratta per esempio delle spese per viaggi e vacanze. Ma non solo. Molti esercizi commerciali emettono la propria carta di credito (tramite Synchrony e Alliance Data Systems, per esempio), e questo tipo di carte è fra i primi a non essere utilizzato in caso di crisi. Secondo gli analisti, le carte di credito “non saranno più molto convenienti” per un paio di anni.


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di Teresa Scarale

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Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, garganica, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell’arte e del lusso. In We Wealth dalla sua fondazione

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