Polizze vita, record (negativo) di flussi da 10 anni. Ecco perché

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Con 15,8 miliardi di euro il flusso netto delle polizze vita italiane si è quasi dimezzato rispetto al 2021: complice l’effetto Btp nelle scelte di risparmio

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I riscatti nel ramo assicurativo vita sono aumentati del 12,5% nel 2022, contribuendo a frenare il flusso netto del settore, il saldo fra entrate-premi e oneri del comparto, sui livelli più bassi mai visti nell’ultimo decennio. Con 15,8 miliardi di euro il flusso netto delle polizze vita italiane si è quasi dimezzato (-47,6%) rispetto a quello osservato nel 2021, si apprende dai dati diffusi dall’Ania, dai quale emerge una situazione di affanno per le polizze vita. Mentre i riscatti anticipati delle polizze sono andati aumentando, si è parallelamente ridotta dell’11% la raccolta dei premi complessiva di tutti i rami. 

Le sole polizze di ramo I, nel quarto trimestre, hanno generato un flusso netto pari a 915 milioni: mai, in nessun trimestre dell’ultimo decennio (i dati del report Ania arrivano al 2012) le polizze di questa categoria avevano generato così pochi flussi per le compagnie. Anche le ramo III, le polizze il cui rendimento è determinato dall’andamento di fondi o indici, hanno generato flussi storicamente bassi nell’ultimo trimestre: appena 806 milioni, contro i 4,8 miliardi di un anno prima. Complessivamente, nel quarto trimestre il flusso netto del comparto vita è stato pari a 1,8 miliardi, anche qui, il dato peggiore dal 2012.

I record negativi, tuttavia, proseguono anche quando si passa in esame l’andamento delle riserve tecniche dell’intero comparto vita: per la prima volta da oltre dieci anni (i dati pubblicati nel report Ania arrivano solo al 2012) si è osservato un ribasso di queste riserve su base trimestrale, indicando un possibile arretramento nella solvibilità del settore nel suo complesso: il calo è stato dello 0,1% nel terzo trimestre e del 2,2% nel quarto.

L’effetto tassi e la concorrenza dei Btp

Come sottolineato in un precedente articolo, l’Ivass è pienamente consapevole che, pur essendo il settore assicurativo ancora su livelli di solvibilità che non destano preoccupazione, il repentino aumento dei tassi d’interesse sta contribuendo a un anomalo incremento dei riscatti nei contratti vita. Lo scorso 8 febbraio il professor Riccardo Cesari, consigliere dell’Ivass, l’Autorità di vigilanza sul settore, aveva affermato, che la “possibilità di estinzione anticipata (surrender option) dei contratti Vita”, rappresenta “un fattore di incertezza”, a causa della “presenza di un asset percepito come risk free [privo di rischio] con rendimenti che oggi, dopo una lunga latitanza, risultano decisamente positivi (almeno in termini nominali)”, ciò, “può rappresentare un temibile concorrente per le gestioni di Ramo I”. L’asset percepito come privo di rischio è, con ogni evidenza, il Btp che da alcuni mesi sta riscuotendo un interesse molto forte da parte delle famiglie italiane.

Di fatto, un contratto di ramo I che fosse stato sottoscritto nell’era dei tassi nulli può offrire la protezione del capitale, ma nessun rendimento: con l’inflazione sostenuta degli ultimi tempi, molti sottoscrittori allettati dai rendimenti dei Btp decennali, superiori al 4%, hanno approfittato della possibilità di uscire dalla polizza ed entrare sul caro vecchio titolo di Stato. Se nella media del 2021 il rapporto fra riscatti e premi contabilizzati ciascun mese era del 46%, a novembre dell’anno scorso si è arrivati al 75%: questo rende l’idea di quanto il fenomeno sia stato concreto.

Per una particolare compagnia assicurativa, Eurovita, le cui riserve di certo non brillavano con coefficiente di solvibilità già ben al di sotto del 150% a fine 2021, questa congiuntura negativa ha fatto scendere l’indicatore sotto il minimo regolamentare del 100% – da qui il commissariamento deliberato dall’Ivass a fine gennaio. Anche se le più grandi compagnie assicurative non possono essere paragonate alla situazione di Eurovita, la prospettiva di un’inflazione ancora alta a lungo (e tassi d’interesse di conseguenza) potrà remare contro la redditività del settore vita ancora per alcuni mesi. Il 22 febbraio la stessa Eurovita ha dato notizia di un primo segnale di messa in sicurezza, con un’iniezione da 100 milioni da parte del fondo controllante, Cinven. Ma, stando alle stime circolate nei giorni scorsi, ne serviranno almeno altrettanti. 

 


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di Alberto Battaglia

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Responsabile per l’area macroeonomica e assicurativa. Giornalista professionista, è laureato in Linguaggi dei media e diplomato in Giornalismo all’Università Cattolica

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