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Il 39% delle imprese italiane mostra fiducia nei confronti della propria banca di riferimento
Secondo i dati dell’Abi, al fondo di garanzia sono pervenute 329mila richieste per 15 miliardi di euro
Negli Stati Uniti solo l’11% delle pmi prevede di poter fallire nei prossimi tre mesi qualora le attuali condizioni dovessero persistere
Solo il 18% si fida nel sistema bancario italiano
Un futuro incerto, che si accompagna a una mancanza di fiducia nei confronti delle grandi istituzioni, dal governo (26%) al sistema bancario (18%), mentre risulta più elevata quella relativa alle istituzioni più vicine come la propria banca di riferimento (39%). Inoltre, una su due prevede in caso di riapertura di riuscire difficilmente ad adeguarsi alle norme richieste, anche se il 46% resta chiuso a causa del calo della domanda e della produzione e l’11% per le problematiche relative alle catene di fornitura.
329mila domande al fondo di garanzia
Alla luce di un tale scenario, per sostenere la ripartenza il 67% delle imprese intervistate dichiara di ricorrere o di puntare a ricorrere nel prossimo futuro ad ammortizzatori sociali, mentre il 64% parla dei finanziamenti incrementali. A tal proposito, secondo i dati dell’Associazione bancaria italiana, è stato accolto l’80% delle domande di moratorie sui prestiti, che al momento ammontano a 2,3 milioni per 240 miliardi di finanziamenti. Al fondo di garanzia, invece, al 21 maggio sono pervenute 329mila richieste per 15 miliardi di euro.
Pmi americane ottimiste sul futuro
Parallelamente, secondo lo studio State of small business report di Facebook, negli Stati Uniti oltre la metà delle pmi dichiara di essere ottimista o estremamente ottimista rispetto al futuro delle proprie attività. Solo l’11%, infatti, prevede di poter fallire nei prossimi tre mesi qualora le attuali condizioni dovessero persistere. Dopo aver sofferto la mancanza di liquidità (28%) e di domanda (20%), due imprese su tre prevedono di riaprire nel futuro, specialmente quelle dirette da donne (si parla del 71% contro il 62%). Tra quelle che hanno chiuso i battenti, il 62% dichiara che lo ha fatto per rispettare le disposizioni governative o delle autorità sanitarie, mentre il 9% per via delle difficoltà finanziarie.

