Pil: l’Europa riparte timida, pesa il nodo supply chain

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L’Europa supera Usa e Cina nella corsa alla ripartenza post-covid. Ma restano alcuni nodi da sciogliere: dalla catena di approvvigionamento globale al rischio-varianti

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Stando ai dati raccolti dal Financial Times, oltre il 70% degli adulti dell’area euro ha completato il ciclo di vaccinazione, gli investimenti sono in forte espansione e la disoccupazione in calo

Ma per Erik Nielsen, capo economista di Unicredit, l’inverno porta con sé “il rischio di un rallentamento” e si percepiscono “segnali di allarme” sul fatto che questa ripresa “possa non correre così liscia come si crede”

Il primo avvertimento proviene dai colli di bottiglia nella catena di approvvigionamento globale che hanno visto i produttori fare i conti con carenze e prezzi in crescita, dai semiconduttori alla carta, dall’acciaio alla plastica

Nell’ultimo trimestre Usa e Cina hanno mangiato la polvere, con l’Europa che ha guadagnato le prime posizioni nella corsa alla ripartenza. Stando ai dati raccolti dal Financial Times, oltre il 70% degli adulti dell’area euro ha completato il ciclo di vaccinazione, gli investimenti sono in forte espansione e la disoccupazione in calo. Ma come ha ricordato la scorsa settimana Christine Lagarde, sebbene la situazione macroeconomica sembri migliore di quanto temuto qualche mese fa, “non siamo ancora fuori pericolo”.
Secondo Erik Nielsen, capo economista di Unicredit, l’inverno porta con sé infatti “il rischio di un rallentamento” e si percepiscono “segnali di allarme” sul fatto che questa ripresa “possa non essere così liscia come si crede”. Il primo avvertimento, spiega il quotidiano economico-finanziario britannico, proviene dai colli di bottiglia nella catena di approvvigionamento globale che hanno visto i produttori fare i conti con carenze e prezzi in crescita, dai semiconduttori alla carta, dall’acciaio alla plastica. Problematiche che, per il capo economista di Axa Gilles Moec, potrebbero incidere anche sulla spesa dei consumatori qualora alimentassero l’inflazione della regione (salita al 3% ad agosto secondo l’ultima stima flash dell’Eurostat, in aumento dal 2,2% di luglio, ndr).
Resta poi ancora da sciogliere il nodo-varianti, con i timori rispetto a un’ulteriore ondata di contagi a dispetto dell’aumento dei livelli di vaccinazione. Un aspetto segnalato anche da Lagarde, che ha ricordato come “finora la diffusione della variante Delta” non abbia “richiesto la reintroduzione delle misure di blocco, ma potrebbe rallentare la ripresa del commercio globale e la piena riapertura dell’economia”. Chiude il cerchio il tema delle esportazioni, con i recenti rallentamenti di Usa e Cina che potrebbero riflettersi anche sull’Europa.

Ciononostante, spiega il Financial Times, c’è un diffuso ottimismo sul fatto che il peggio sia passato e la regione si stia avviando verso un biennio di crescita. Secondo Daniela Ordonez, economista di Oxford Economics, l’Europa ha raggiunto “un punto di svolta” nel suo rimbalzo dalla crisi pandemica e la “ripresa economica è ora nel pieno del suo svolgimento”. Sempre i dati Eurostat hanno rivelato come il prodotto interno lordo del secondo trimestre abbia registrato una crescita del +2,2% nell’area euro e del +2,1% nell’Ue-27. Un’inversione di tendenza se si considera che all’inizio dell’anno si attendeva una contrazione rispettivamente dello 0,3% e dello 0,1%.

“In termini di slancio ci troviamo in una posizione favorevole, perché la crescita rimarrà forte per gli standard europei anche il prossimo anno”, osserva Silvia Ardagna, capo economista di Barclays, considerando come alcuni settori non abbiano ancora “raggiunto i livelli pre-crisi, ci sono molti risparmi in eccesso da spendere e il mercato del lavoro sta migliorando più velocemente del previsto”. Inoltre, molti economisti ritengono che i governi europei non ritireranno le loro politiche di sostegno fiscale prima del prossimo anno.


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di Rita Annunziata

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Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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