Petrolio in rally, Brent e Wti al massimo da 7 anni

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Dopo gli attacchi negli Emirati Arabi e la crescente domanda energetica in Europa, Brent e Wti hanno raggiunto nuovi massimi

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Era dal 2014 che il prezzo del petrolio non toccava vette così alte. Le rinnovate tensioni in Medio Oriente – negli scorsi giorni si sono verificati diversi attacchi con droni e missili a raffinerie negli Emirati Arabi – e l’ondata artica nell’emisfero settentrionale hanno rispettivamente abbassato l’offerta e aumentato la domanda di petrolio. Il greggio europeo, il Brent, è salito fino del 2,5% martedì, raggiungendo gli 88,66 dollari, mentre il Wti, quello americano, in aumento del 3,2%, ha chiuso a 86,6 dollari. In entrambi i casi un prezzo così alto non lo si raggiungeva da ben sette anni. A fare il punto è Ubs Wealth Management.

L’attacco Houthi

Lunedì mattina i ribelli Houthi dello Yemen, sostenuti dall’Iran, hanno rivendicato gli attacchi ad Abu Dhabi, in cui sono morte tre persone. Uno degli attacchi ha colpito i camion di carburante a Musaffah, vicino a un importante deposito di proprietà di Abu Dhabi National Oil, noto come Adnoc, a circa 15 miglia dal centro della città, dove i camion fanno scorta di benzina e diesel da distribuire ai piazzali. La società coinvolta ha detto a novembre che stava investendo quasi 6 miliardi di dollari per aumentare la capacità di produzione a 5 milioni di barili al giorno, al fine di  vendere più greggio possibile prima che la domanda si esaurisca. Tuttavia, questi avvenimenti sono un campanello d’allarme non più trascurabile. Funzionari della difesa statunitensi, europei e israeliani, come riporta il Wall Street Journal, dicono che la crescente capacità dell’Iran e dei suoi alleati di impiegare droni è un fattore che mette sempre più a repentaglio la sicurezza in Medio Oriente.

Carenza di gas

A spingere i prezzi del petrolio verso l’alto è anche la carenza di gas naturale al di fuori degli Stati Uniti. Gli analisti di Goldman Sachs questa settimana hanno detto il fabbisogno energetico in Europa e in Asia ha aumentato la domanda di petrolio di mezzo milione di barili al giorno a dicembre. Prevedono inoltre un ulteriore aumento di 300.000 barili al giorno a gennaio e febbraio e calcolano che la domanda di greggio raggiungerà livelli record quest’anno e il prossimo.

Brent a 90 dollari?

Con la domanda globale di petrolio sulla buona strada per superare i livelli del 2019 e la capacità inutilizzata in calo tra le nazioni OPEC+, Ubs Wealth Management mantiene per il 2022 un outlook positivo sul greggio. Le scorte commerciali nei paesi Ocse sono ai minimi storici sotto i 2,7 miliardi di barili. In confronto, al culmine del blocco globale a metà del 2020, le scorte dell’Ocse erano a un livello record di oltre 3,2 miliardi di barili. L’OPEC, da parte sua, sembra intenzionata a continuare la sua politica di aumenti solo graduale dell’offerta. Al contempo la variante omicron al momento non sembra essere un rischio per la mobilità. La banca svizzera si aspetta dunque che il Brent venga scambiato tra gli 80 e i 90 dollari al barile nel 2022, sostenuto da una robusta crescita della domanda, dalle basse scorte e dal calo della capacità inutilizzata. Bene faranno anche i titoli energetici, i quali hanno accumulato un ritardo nell’ultimo anno.


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di Lorenzo Magnani

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Laureato in Finanza e mercati Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano, nella redazione di We Wealth scrive di mercati, con un occhio anche ai private market. Si occupa anche di pleasure asset, in particolare di orologi, vini e moto d’epoca.

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