Pepp, i falchi della Bce prefigurano il tapering mentre i prezzi si scaldano

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L’andamento dei prezzi, dell’economia animeranno il meeting dell’Eurotower sul destino degli stimoli monetari, il prossimo 9 settembre

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I governatori delle banche centrali tedesca e austriaca prefigurano una riduzione del programma di acquisti netti e una possibile conclusione già dalla prima data utile, nel marzo 2022

Il confronto fra falchi e colombe metterà alla prova le nuova strategia Bce, annunciata a luglio, nella riunione del 9 settembre. Nel frattempo l’indice dei prezzi nell’Eurozona è salito al 3% ad agosto

Per il momento lo scenario di un tapering europeo ha avuto poche ripercussioni sui rendimenti dei titoli di stato e sugli spread dei Paesi più indebitati

A una settimana dall’incontro del consiglio direttivo Bce i dati sull’andamento dei prezzi continuano ad alimentare gli interrogativi sul futuro percorso degli stimoli monetari. I prezzi alla produzione nell’Eurozona, pubblicati giovedì, sono aumentati del 2,3% a luglio, rispetto al mese precedente, con un tasso annuo del 12,1%. Ad aver trainato l’incremento è stato soprattutto il settore energetico, con un balzo congiunturale del 5,7%. Se si esclude quest’ultima componente, l’incremento dei prezzi alla produzione a luglio si riduce all’1%. Lo scorso 31 agosto Eurostat aveva stimato per il mese scorso un tasso d’inflazione (Hicp) al 3%, decisamente superiore al target del 2% perseguito dalla Bce. Anche in questo caso, i prezzi energetici hanno dato il maggior contributo, con un incremento del 15,4% (il tasso che esclude le componenti più volatili del paniere è arrivato all’1,6%).

La crescente evidenza che gli stimoli monetari si stiano accavallando a pressioni inflazionistiche aveva già spinto alcuni dei membri più “falchi” del board Bce ad esprimersi a favore di un rallentamento negli acquisti dei titoli. In particolare, gli acquisti netti del programma anti-pandemico Pepp non potranno concludersi prima del marzo 2022, ma non è chiaro in che modo potrebbero ridursi nei mesi precedenti.

“A mio parere, il 2022 non dovrebbe essere più un anno di crisi se le ipotesi sul corso della pandemia e le aspettative sui suoi effetti economici saranno essenzialmente confermate”, aveva detto il governatore della Bundesbank, Jens Weidmann nel corso di un evento bancario tedesco, “per non dover terminare il Pepp improvvisamente … gli acquisti netti potrebbero essere ridotti passo dopo passo in anticipo”.

Ancora più chiaro era stato il governatore della banca centrale austriaca, Robert Holzmann, per il quale il programma Pepp da 1.850 miliardi di euro complessivi, dovrebbe interrompere gli acquisti netti dalla prima data utile: “Non lo sappiamo ancora, ma al momento sembra che la fine potrà avvenire a marzo”, aveva affermato nel corso di un evento di Ubs. Entrambe le affermazioni sul futuro destino degli acquisti Bce, espresse dai membri “falchi” del board, precedono di alcuni giorni la pubblicazione degli ultimi dati relativi all’inflazione, che potrebbero aumentarne il potere persuasivo in seno al consiglio.

Dopo “un forte e inusuale consensus da parte dei suoi membri, il dibattito pare essersi riacceso” all’interno del board Bce, e il dato sull’inflazione europea al 3%, al di sopra delle aspettative degli analisti e del target della stessa Bce, sembra portare acqua alla narrativa dei falchi, così come il tasso di disoccupazione che sta gradualmente rientrando ai livelli visti pre-pandemia”, ha dichiarato a We Wealth il portfolio manager di Moneyfarm, Giuseppe Zaffiro Puopolo.

La revisione strategica annunciata dalla Bce lo scorso luglio sarà messa alla prova dei fatti per la prima volta nel prossimo meeting del 9 settembre. Il target sull’inflazione è stato leggermente innalzato al 2%, ma, soprattutto, è stato affermato che uno sforamento transitorio rispetto all’obiettivo sarebbe stato tollerato. Tale sforamento si è verificato proprio ad agosto e la Bce dovrà farvi fronte nel prossimo incontro.

Lo scenario per il mercato obbligazionario

Per il momento, non si è ancora osservato un timore-tapering sui rendimenti dei titoli di stato dei Paesi più indebitati dell’Eurozona, i cui spread rimangono sostanzialmente stabili su livelli storicamente molto bassi. Il rendimento del bund a 10 anni, che fa da punto di riferimento al confronto, è però aumentato da -0,5% a -0,36% (mercoledì) segnando il massimo da un mese. Potrebbe essere un primo segnale del fatto che gli investitori stiano iniziando a prezzare una riduzione del ritmo di acquisti da parte della Bce.

Anche se dovesse rallentare il ritmo degli acquisti di titoli nei prossimi mesi, le prospettive del mercato obbligazionario “non sembrano catastrofiche”. Secondo il portfolio manager di Moneyfarm, potrebbe accadere anche in Europa qualcosa di simile a quanto già osservato negli Usa: l’annuncio del tapering entro l’anno da parte della Fed, infatti, non ha colpito negativamente il debito a lungo termine americano. Tale stabilità potrà realizzarsi soprattutto “se la Bce gestirà in modo efficace la comunicazione nei prossimi mesi, preparando gli investitori alle scelte programmate in termini di politica monetaria”.

La maggioranza degli analisti, comunque, ritiene che l’imminente incontro Bce di settembre difficilmente darà indicazioni su un eventuale tapering: l’ipotesi che venga preso ulteriore tempo sarebbe, infatti, quella più probabile. Quest’impostazione è stata preannunciata, in un certo senso, anche dal capo economista della Bce, Philip Lane, che in un’intervista pubblicata lo scorso 25 agosto, aveva affermato come “settembre” fosse “molto lontano anche dalla data più vicina per la conclusione del Pepp”. La priorità della Bce, aveva ribadito Lane, è“il mantenimento delle condizioni finanziarie favorevoli” e “se questo obiettivo può essere raggiunto con minori acquisti, lo faremo”. Probabilmente, però, non subito.

“A nostro avviso la riduzione del ritmo di acquisti è inevitabile, ma la banca centrale ha mostrato tutta l’intenzione di procedere con cautela e non sorprendere i mercati finanziari”, ha affermato Zaffiro Puopolo, “al momento sembra quindi poco probabile che il Pepp possa essere interrotto bruscamente a marzo 2022 senza compensare parte di quegli acquisti con altri interventi di sostegno monetario”.


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di Alberto Battaglia

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Responsabile per l’area macroeonomica e assicurativa. Giornalista professionista, è laureato in Linguaggi dei media e diplomato in Giornalismo all’Università Cattolica

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