Pechino ha ufficialmente una Borsa. E punta sulle pmi

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Via alle contrattazioni della Beijing stock exchange, la nuova borsa valori dedicata alle piccole e medie imprese. Debutta il primo lotto di 81 titoli, tra high-tech e manifatturiero

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Nata sulle spoglie della National equities exchange and quotations, la Beijing stock exchange ha dato il via alle contrattazioni con 81 titoli, di cui 71 migrati dal livello “selezionato” del Neeq e 10 debuttanti

L’87% proviene da settori come la produzione avanzata, i servizi high-tech e le industrie strategiche emergenti, per una spesa media in ricerca e sviluppo che tocca i 25,36 milioni di yuan (circa 3,97 milioni di dollari)

I prezzi delle azioni potranno salire o scendere fino al 30% dopo il primo giorno di negoziazione, diversamente dal limite del 20% fissato per lo Star Market di Shanghai e il ChiNext e quello del 10% per il mercato delle A-share

Sono trascorsi appena due mesi da quando, nel suo intervento in video-conferenza alla cerimonia di apertura della Fiera internazionale per il commercio dei servizi, Xi Jinping ha annunciato l’istituzione della Borsa di Pechino. Uno strumento per sostenere la crescita delle piccole e medie imprese, specie quelle “orientate all’innovazione”. E che rientrava nel piano, più ampio, di continuare a contenere le Ipo cinesi all’estero, coltivando il mercato domestico a favore dell’economia reale e dei suoi obiettivi di sviluppo a lungo termine. Due mesi dopo, nella giornata del 15 novembre, il rintocco della campanella: la Beijing stock exchange (Bse) è ufficialmente la terza piazza finanziaria nazionale della Cina continentale, dopo Shanghai e Shenzhen.
Nata sulle spoglie della National equities exchange and quotations (Neeq), la Borsa ha preso il via con 81 titoli, di cui 71 migrati dal livello “selezionato” del Neeq e 10 debuttanti che hanno lanciato le proprie Ipo poco prima della quotazione. Alla cerimonia di apertura Yi Huiman, presidente della China securities regulatory commission, ha salutato la Bse come “un altro punto di riferimento nella riforma del mercato dei capitali e nello sviluppo del Paese” definendo il suo ruolo “vitale nel migliorare il sostegno finanziario per le piccole e medie imprese e promuovere lo sviluppo trainato dall’innovazione”. Il managing director, Li Xudong, ha ricordato invece come le 81 società vantino una posizione di leadership nei rispettivi settori, con operazioni commerciali solide e un grande potenziale di crescita. L’87% proviene da settori come la produzione avanzata, i servizi high-tech e le industrie strategiche emergenti, per una spesa media in ricerca e sviluppo che tocca i 25,36 milioni di yuan (circa 3,97 milioni di dollari).
I prezzi delle azioni potranno salire o scendere fino al 30% dopo il primo giorno di negoziazione, diversamente dal limite del 20% fissato per lo Star Market di Shanghai e il ChiNext e quello del 10% per il mercato delle A-share. Inoltre, saranno sufficienti 200 milioni di yuan per una capitalizzazione di mercato minima. Le 10 debuttanti, riporta la Cnn, hanno chiuso la prima giornata di contrattazioni con un aumento medio dei prezzi del 200% (con Tongxin Transmission che ha raggiunto il 494%). “Una performance abbastanza buona per essere il primo giorno”, ha dichiarato a Reuters Yang Hongxun, analista della società di consulenza Shenguang. “Credo ci siano poche possibilità che questo mercato fallisca”.

Ricordiamo che il lancio fa seguito ai nuovi propositi sulla “prosperità comune” annunciati da Xi nel mese di agosto e volti a “regolamentare i redditi eccessivamente alti e incoraggiare gruppi e imprese ad alto reddito a restituire di più alla società”. E si iscrive nel più ampio contesto di iniziative dei regolatori cinesi che nell’ultimo anno hanno travolto i più grandi gruppi tecnologici della Terra del Dragone: prima la serie di indagini anti-monopolio, che hanno visto Alibaba (tra le altre) incassare una maxi multa da 2,8 miliardi di dollari per abuso di posizione dominante nel mese di aprile, poi il via libera del Congresso del popolo alla prima legge sulla privacy sul web. Il clima, dunque, continua a diventare sempre più angusto per le big tech.


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di Rita Annunziata

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Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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