Pagamenti, tutto pronto per il cashback. Le regole per il bonus

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Manca poco più di un mese alla partenza della “fase sperimentale” del piano di cashback. Per accedere al rimborso del 10% sulle transazioni con carta di credito o di debito saranno necessarie almeno dieci operazioni. Intanto, un’analisi di Bcg rivela in che modo la crisi continui a trainare i pagamenti digitali a livello globale

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Secondo uno studio di Bcg, nel 2019 in Italia il numero di transazioni con carta pro capite ha toccato le 57 unità

Atteso un tasso di crescita annuo del 6,1% entro il 2024

Il programma di cashback ha ottenuto il via libera del Garante della privacy lo scorso 14 ottobre

Si avvicina la “fase sperimentale” del bonus cashback. Secondo quanto previsto dalla bozza del decreto attuativo del piano delineato dal governo per disincentivare l’utilizzo del contante che lo scorso 14 ottobre ha ottenuto il via libera del Garante della privacy, a partire dal 1° dicembre gli italiani potranno accedere al rimborso del 10% delle transazioni effettuate con carte di credito o di debito fisicamente nei negozi e negli esercizi commerciali (su un tetto di spesa complessiva di 1.500 euro), ma saranno necessarie almeno 10 operazioni.
L’importo di ogni transazione, si precisa, non potrà superare i 150 euro e saranno vietati “i frazionamenti artificiosi dei pagamenti riferibili al medesimo acquisto presso lo stesso esercente”. Il rimborso sarà poi accreditato nel mese di febbraio 2021 sul conto corrente segnalato nella fase di registrazione sull’app Io della pubblica amministrazione o su eventuali altri sistemi previsti dagli operatori convenzionati. Un bonus, secondo Carlo Bravin, partner di Bcg, che – anche sull’onda della crisi pandemica – potrebbe contribuire a cambiare “le abitudini di consumatori, aziende e negozianti”.

Secondo la diciottesima edizione del report Global payments 2020: fast forward into the future della multinazionale statunitense di consulenza strategica, infatti, l’emergenza epidemiologica ha influito sulle modalità in cui le imprese e i consumatori interagiscono, incentivando il passaggio al cashless, all’adozione dei portafogli digitali e all’automazione dei pagamenti business-to-business.

In Italia, nello specifico, nei prossimi quattro anni è attesa una crescita stabile sia delle transazioni con carta che del totale delle operazioni cashless. Nel 2019 le operazioni con carta pro capite hanno toccato le 57 unità, quasi la metà di quante ne siano state registrate in Spagna (103) e in Austria (105), ma indietro anche rispetto a Malta (96), Grecia (72) e Germania (68). In Europa occidentale, invece, si contano in media 172 transazioni con carta e 264 transazioni cashless pro capite, ma si posizionano sulla vetta del podio i nordeuropei con 389 operazioni con carta pro capite.

Sulla scia delle incertezze legate all’evoluzione della crisi epidemiologica e al conseguente andamento del prodotto interno lordo globale, spiega Bcg, per il settore dei pagamenti si aprono dunque tre possibili scenari di crescita. In uno scenario di “quick rebound” (una rapida ripresa, ndr), il pool di entrate dei pagamenti a livello mondiale potrebbe volare dagli 1,5 trilioni di dollari dello scorso anno a 1,8 trilioni nel 2024, con un cagr (tasso composito di crescita annuale) del 4,4%. Un dato che, seppur solido, si rivela essere decisamente inferiore rispetto alla crescita annua del 7,3% registrata tra il 2014 e il 2019, ma che potrebbe scivolare fino al 2,7% in uno scenario di lenta ripresa e all’1,1% in quello più pessimistico.

“L’Italia è rimasta indietro sui pagamenti digitali, ma è riuscita a reagire come gli altri”, spiega Bravin. “Con il bonus si risponde al problema del paese: non la diffusione delle carte, ma il loro uso. Ci attendiamo una spinta dalla Banca centrale europea sul cashless, in continuità con gli ultimi anni. E che cambino le abitudini di consumatori, aziende, negozianti”.


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di Rita Annunziata

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Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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