Pagamenti tra imprese: Danimarca leader della puntualità

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Nonostante l’impennata di ritardi “gravi”, le imprese danesi si confermano leader per puntualità nei pagamenti. Sul podio anche Svezia e Finlandia. E l’Italia? Ne parliamo con Marco Preti, amministratore delegato di Cribis

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Analizzate le abitudini di pagamento di 35 paesi in giro per il mondo, che rappresentano circa il 90% del pil globale

Nel 2020 le imprese italiane che hanno saldato le fatture con i propri fornitori con più di 30 giorni di ritardo sono cresciute del 21,9%

Marco Preti: “Il 2022 e il 2023 vedranno i miglioramenti più marcati, fino ad arrivare quasi a un +8% di pagamenti alla scadenza”

La crisi pandemica lascia la propria impronta anche sul sistema globale dei pagamenti tra imprese, con un’impennata in termini percentuali dei ritardi “gravi” (superiori ai 30 giorni). Ma, nonostante il rimbalzo, la Danimarca si conferma nazione leader per puntualità anche nel 2020. Accompagnata da Svezia e Finlandia. E l’Italia?
Secondo uno studio realizzato da Cribis, società del gruppo Crif specializzata nella business information che ha analizzato le abitudini di pagamento di 35 paesi in giro per il mondo che rappresentano circa il 90% del pil globale, nell’anno della crisi le imprese tricolori che hanno saldato le fatture con i propri fornitori con più di 30 giorni di ritardo sono cresciute del 21,9% rispetto al 2019, raggiungendo il 12,8% del totale. “Negli ultimi anni in Italia c’era stato un costante miglioramento dei ritardi gravi, che nel 2019 si erano stabilizzati intorno al 10%”, spiega a We Wealth Marco Preti, amministratore delegato di Cribis. Ma il recente peggioramento, osserva, “ha colpito un po’ tutti i settori, a partire da quelli più in sofferenza per il lockdown come la ristorazione e l’ospitalità, dove i ritardi gravi sono aumentati del 30%, o il settore del tessile e dell’abbigliamento, dove l’aumento supera il 20%”.
C’è da dire, però, che alla fine dello scorso anno la puntualità delle aziende italiane è migliorata dal 35 al 35,7%, consentendo così alla Penisola di scavalcare una posizione a livello europeo passando dal 17° al 16° posto e due posizioni a livello mondiale (dal 25° al 23°). “Sicuramente per quest’anno non ci attendiamo grandi cambiamenti, mentre il 2022 e il 2023 vedranno i miglioramenti più marcati, fino ad arrivare quasi a un +8% di pagamenti alla scadenza. Quello che abbiamo notato è che fra le imprese si è creata una grande solidarietà: c’è stata molta attenzione all’interno delle filiere e dei distretti nel venire incontro al proprio cliente, allungando i termini di pagamento. Questa coesione, che spiegherebbe perché sono aumentati sia i pagamenti alla scadenza sia quelli in grave ritardo, ha giocato un ruolo chiave nel 2020 e sarà ancora più determinante nei prossimi mesi per uscire velocemente dalla crisi”, conclude Preti.

Ritardi gravi impennati in Messico, Slovenia e Francia

Intanto, a livello internazionale, le nazioni che riportano la maggiore percentuale di ritardi gravi in assoluto sono Singapore ed Egitto, rispettivamente con il 43,2 e il 42,8%. In Europa, invece, spiccano in negativo (dopo l’Italia) la Grecia (38%), la Romania (24,8%), il Portogallo (20,3%), la Croazia (19,1%) e la Turchia (15,7%). Se si considera il confronto con il 2019, invece, l’impennata maggiore in termini percentuali si registra in Messico (+59,1%), Slovenia (+43,3%), Francia (+37,5%), Lussemburgo e Danimarca (+33,3% rispettivamente) e Taiwan (+31,6%). Incrementi nell’ordine del +20% anche per Serbia, Belgio, Irlanda e Spagna.

Ciononostante, come anticipato, la patria di Andersen guadagna nuovamente la vetta del podio fra i paesi con meno ritardi gravi in assoluto (0,8%), accompagnata da Svezia (0,7%) e Finlandia (0,9%). Inoltre, riporta anche il maggior numero di imprese puntuali (88,6%), seguita da Polonia (76%), Paesi Bassi (75%), Russia (73,7%) e Taiwan (72,5%). Sul versante opposto in tal senso, Romania (13,1%), Israele (16,2%), Portogallo (16,4%), Bulgaria (18,9%) e Grecia (23,3%). Tornando al parallelo con il 2019, l’Irlanda scivola 28esima perdendo ben 11 posizioni in classifica. Retrocedono di tre posti anche il Lussemburgo (12°), il Messico (17°) e la Francia (22°), e di due posti Taiwan (5°) e Spagna (18°). Al contrario, l’India guadagna otto posizioni (14°) e Turchia (8°) e Portogallo (33°) ne scalano due.

Marco Preti, amministratore delegato di Cribis

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di Rita Annunziata

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Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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