Pace e arte nella natura: la collezione Gori

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Sulle colline pistoiesi sorge un luogo incantato. È la Fattoria di Celle, sede della prima raccolta di arte ambientale in Italia (e probabilmente al mondo)

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Di questi tempi, la natura è pura gioia. Camminare nel verde, perdendo magari un po’ l’orientamento, ci regala un senso di libertà e leggerezza. L’emozione si fa ancora più forte quando, nascoste tra cespugli, alberi e pianori, si scoprono opere d’arte straordinarie che dialogano in perfetta armonia con l’ambiente che le circonda.
È quello che accade alla Fattoria di Celle, sede della straordinaria collezione Gori. Distribuita in gran parte nei 45 ettari di parco, ma anche all’interno della grande villa e degli edifici storici della tenuta sulla collina di Pistoia, è la prima e più importante collezione di arte ambientale in Italia (e probabilmente nel mondo). Un progetto unico creato dalla visione e dall’amore per l’arte di Giuliano Gori, con la moglie, Pina, fino al 2010, e oggi con la sua famiglia: figli, nipoti e bisnipoti.

Da quando si apre il cancello e si imbocca la salita alla villa, si entra in una sorta di Arcadia in cui si alternano la natura del grande parco secolare, la campagna coltivata a ulivi e vite e le opere d’arte. E si percepisce chiaramente l’unitarietà del tutto, la visione straordinaria, il pensiero illuminato, la volontà e anche lo sforzo del mecenate cha voluto e creato tutto questo.

Daniel Buren nella collezione Gori

Uno dei pezzi più significativi della collezione Gori: Daniel Buren, La cabane éclatée aux 4 salles, 2005
Arte ambientale è l’arte creata nel paesaggio. Nello specifico, l’artista sceglie il luogo all’interno della tenuta e progetta per quel posto (e solo per quello) la sua opera. Non può modificare nulla, deve entrare in contatto con il preesistente e creare un dialogo che sappia durare nel tempo e con il tempo, nell’alternarsi delle stagioni e il mutare del paesaggio.

collezione Gori

Si differisce dall’arte ambientata che installa una scultura in un luogo dopo che l’artista l’ha pensata e realizzata non per quell’ambiente specifico. Questo concetto è fondamentale per comprendere la Collezione della Fattoria di Celle, dove le opere interagiscono con il luogo e “I diritti dell’arte incominciano dove finiscono quelli della natura”.

Fausto Melotti, Tema e variazioni II, 1981

Giuliano Gori, dal 1961, sceglie gli artisti, li invita nella sua Casa e valuta con loro la possibilità di realizzare un’opera. Da lì, occorrono, di solito, da cinque a sei mesi per il progetto, ma a volte anche due anni.

Le opere sono tutte realizzate da maestranze e da artigiani locali. La collezione oggi comprende 80 opere, di cui circa 50 nel parco e una trentina nella villa e nei casolari della tenuta. Fausto Melotti, Daniel Buren, Richard Serra, Anselm Kiefer, Alessandro Mendini, Sol Lewitt, Menashe Kadishman, Alberto Burri, Richard Long, Loris Cecchini, Dani Karavan, Luigi Mainolfi, Giuseppe Penone…difficile selezionarne solo alcuni.

 collezione Gori

Robert Morris, Labirinto, 1982

A Celle si possono scoprire artisti che non si conoscevano, ma di cui ci si innamora facilmente. E gli stessi artisti qui si lasciano coinvolgere dalla forza e dall’energia del luogo, sconvolgendo a volte il loro modo di lavorare, mettendosi alla prova, con risultati sorprendenti.

collezione Gori

Altri due importanti pezzi della collezione Gori: Sol Lewitt, Progetti murali 445 e 494; Richard Long, Anello verde, 1985

È così Richard Serra progetta, su un grande prato scosceso, un’opera creata con enormi massi di pietra che seguono la pendenza della collina, “Open Field Vertical Elevations“ (1982), e Magdalena Abakanowicz lavora per la prima volta con il bronzo in “Katarsis” (1985 – foto d’apertura): trentatré figure in bronzo, viste di schiena, aperte come gusci, modellate ognuna individualmente. Un esercito senza testa né braccia che fissa un muro di pietra. Niente di più contemporaneo, ahimè.

Bukichi Inoue, Il mio buco nel cielo, 1989

Toccante e straniante anche l’incredibile “Labirinto” di Robert Morris (1982), in marmo bianco e verde, come le antiche chiese romaniche toscane. Disposto nella naturale pendenza del prato, si sviluppa all’interno di un triangolo equilatero, decifrabile solo da una visione dall’alto. Un percorso, stretto e obbligato, in continuo saliscendi, che crea un certo disagio a chi lo percorre, un senso di precarietà e di incertezza.

Nella storica voliera (progettata da Bartolomeo Sestini all’inizio dell’800) interviene Jean Michel Folon (2002). L’artista, rimuove parte della rete di copertura, ridando agli uccelli la libertà di entrare e uscire dalla gabbia. Al suo interno, inserisce un grande albero in bronzo dai frutti dorati. I suoi rami sono come braccia che terminano come mani curve, a forma di nido, pronte a nutrire i volatili di passaggio. Che poesia!

Dal 1982 (quarant’anni fa), Giuliano Gori e la sua famiglia hanno deciso di condividere la loro collezione con chi ama l’arte, la natura e sa comprende la filosofia alla base del loro progetto. Riconosciuta come modello in tutto il mondo, durante l’estate, la Fattoria di Celle è visitata da direttori di musei, studiosi, artisti e appassionati. E non chiedete com’è nata la collezione, ma quali sono i progetti futuri!


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di Chiara Massimello

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L’arte è un elemento fondante della mia personalità, del mio lavoro, delle mie giornate. Sono storica dell’arte e dal 2013 lavoro come consulente per Christie’s. Ho curato e curo mostre e progetti editoriali e da anni seguo come advisor clienti privati con cui condivido il piacere per un bel dipinto, una bella mostra, o l’acquisto di un’opera importante per la loro collezione. Vivo tra Torino e Londra e viaggio molto per il mio lavoro.

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