Orizzonti di ripresa. Entro il 2022 l’Italia uscirà dalla crisi?

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Ad avviso dell’Ocse l’economia italiana potrà toccare i livelli pre-Covid-19 solo nel 2022

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Un sostengo fiscale mirato a favore dei settori economici più colpiti dalle contrazioni economiche dovute alla pandemia e misure pensate per facilitare l’accesso al mondo del lavoro e ridurre il carico fiscale sono gli ingredienti per sostenere la ripresa economica dell’Italia

Una volta consolidata la ripresa, ad avviso dell’Ocse, sarà necessario sviluppare un piano per abbattere il debito pubblico e ridurre il rapporto debito Pil

Il report rilasciato dall’Ocse, dal titolo Economic Survey of Italy, permette di inquadrare quali sono le prospettive di ripresa economica per l’Italia e individuare, al tempo stesso, le criticità da tenere a mente e i passi da seguire per assicurarsi una crescita sostenibile e stabile; almeno fino a quando la minaccia pandemica non sarà superata e, con essa, lo spettro di andare incontro a ulteriori quanto profonde crisi economiche.
Entrando nel merito del documento pubblicato dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, si apprende che l’economia italiana si sta lentamente riprendendo dalla crisi innescata dalla diffusione del Covid-19 e consolidatasi a causa delle – pur necessarie – misure di sicurezza e restrizioni imposte dal legislatore per arginare la diffusione dei contagi.
Tra i fattori che, ad avviso dell’organizzazione avente sede a Parigi, stanno trainando la fase di ripresa dell’Italia, troviamo la campagna di vaccinazione e le numerose quanto trasversali misure di sostegno economico e fiscale adottate dal governo a favore di famiglie, lavoratori e imprese.

Questi e altri elementi, secondo l’Ocse, permettono di dire che l’economia italiana tornerà ai livelli del 2019 entro la prima metà del 2022.

Ma l’Ocse avverte che tornare ai livelli pre-crisi non può e non deve essere l’unico obiettivo. Se davvero si vuole lavorare per creare un’economia solida e capace di resistere, nel tempo, a possibili ma non remoti shock economico-sociali di questo tipo, è necessario accompagnare al già di per sé ambizioso Piano nazionale di ripresa e resilienza anche uno strutturato piano di investimenti per il medio termine.

In questi termini, l’Italia dovrebbe: investire in infrastrutture verdi e aumentare le risorse destinate alla ricerca e sviluppo; riformare il settore della giustizia per accelerare i tempi dei contenziosi e diminuire il livello di corruzione e incentivare la risoluzione extragiudiziale delle controversie; migliorare l’efficienza del settore pubblico e investire sulla digitalizzazione della pubblica amministrazione; ridurre la burocrazia e le barriere normative che ostacolano l’accesso al mondo del lavoro delle nuove generazioni; contenere la spesa pensionistica favorendo i regimi di prepensionamento; orientare gli investimenti sulla rete ferroviaria, sull’istruzione, sulle infrastrutture digitali.

La crisi che ha colpito l’Italia è stata severa e profonda. Per certi aspetti, l’Italia, è stata uno dei paesi più esposti all’ondata pandemica e alle contrazioni economiche che, l’imperversare del virus, ha generato. Per tale ragione, poiché una ripresa vera e propria non può essere immediata è opportuno che l’Italia implementi le politiche fiscali giuste per ridurre il debito pubblico, e il rapporto di questo con il Pil.

Per procedere in questo senso, è opportuno, avverte Laurence Boone, capo economista dell’Ocse, attuare un piano di riforma fiscale efficace, orientato alla riduzione dell’evasione, ad una maggiore equità e ad un alleggerimento dei carichi fiscali soprattutto per i giovani e per le donne.


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di Nicola Dimitri

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Redattore e coordinatore dell’area Fiscal & Legal di We Wealth. In precedenza ha lavorato nell’ambito del diritto tributario e della fiscalità internazionale presso primari studi legali

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