Open banking: il 60% delle banche è positiva

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Il 17% delle banche italiane ha in corso partnership con realtà fintech anche per poter capire maggiormente il mondo dell’open banking. La percentuale italiana è in linea con la media europea ma si può fare molto di più, sopratutto per quanto riguarda la programmazione

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Il mondo finanziario sta virando verso l’open banking. Il 61% degli istituti finanziari è positivo nei suoi confronti

Il problema è la programmazione. Il 42% non ha infatti ancora delineato una strategia chiara in merito al tema open banking

In Italia l’open banking viene sempre più percepito come un’opportunità. Tuttavia, la maggior parte delle banche italiane è ancora cauta nello stabilire partnership con fintech per raggiungere i propri obiettivi. Secondo i dati pubblicati dalla piattaforma di open banking, Tink, solo il 17% delle banche italiane ha attualmente in corso una parternership fintech. Resta però il fatto il che 42% dei soggetti bancari non abbia ancora una strategia chiara in merito
L’interesse e la curiosità non mancano. Nel Bel Paese, infatti, il 60% degli intervistati è positivo nei confronti dell’open banking, dato in crescita del +3% rispetto allo stesso dato analizzato nel 2019. L’indagine internazionale di Tink, basata sui riscontri di 290 dirigenti finanziari in 12 paesi europei, ha verificato come oltre la metà degli intervistati (52%) si senta maggiormente positiva quando si parla di open banking rispetto allo scorso anno e che solo l’1% del campione ha espresso un riscontro più negativo a riguardo.

Anche se un gran numero di istituti finanziari in Europa riconosca le opportunità dell’open banking, i risultati del report suggeriscono che alcuni enti non hanno ancora fatto chiarezza su come realizzarne il potenziale.

In Italia, nello specifico, quasi due terzi degli intervistati (63,3%) indica l’open banking come un’opportunità per la propria azienda. A fronte di una media europea del 58,6%. Il 27% degli istituti sta ancora pianificando i prossimi step strategici.

“Siamo felici di riscontrare una crescente fiducia nell’open banking, percepito sempre più come un’opportunità per portare valore reale al cliente e sempre meno come un modo per trasformare modelli di business. Per le istituzioni che guarderanno oltre la conformità al PSD2 e sono pronte ad innovare con rapidità, c’è un enorme potenziale per la creazione di valore a breve termine. Comportandosi più come provider di terze parti (TPP) e sfruttando al massimo le API già presenti sul mercato, le istituzioni possono trarre vantaggi immediati, creando prodotti e servizi migliori ed una customer experience superiore”, ha detto Marie Johansson, Country Manager di Tink in Italia

Focus Fintech

In Europa, chi trae maggior vantaggio dall’open banking considera le partnership fintech come una priorità assoluta. Quasi un quarto degli intervistati (22%) ha attivato almeno una partnership fintech per accedere a tecnologie di open banking nel corso dell’ultimo anno e le realtà più lungimiranti hanno fino a cinque differenti partnership all’attivo.

Oltre due terzi del campione (69%), inoltre, ha aumentato il numero di partnership fintech nel 2019 e la stessa percentuale (69%) ha indicato che stabilire una partnership fintech sarà una priorità nei prossimi 12 mesi. In Italia, nello specifico, è il 17% degli istituti finanziari ad avere attualmente in corso una partnership fintech per alimentare la propria strategia di open banking.


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di Redazione We Wealth

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