Oltre gli scandali: come gestire il rischio di sostenibilità

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Sostenibilità e investimenti: tra il dire e il fare, ovvero tra l’avviare e il gestire la trasformazione sostenibile, per Raiffeisen Capital Management c’è di mezzo il rigoroso rating dei propri fondi (anche rispetto ai competitor)

Indice

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Il caso della piattaforma petrolifera Deepawater Horizon nel Golfo del Messico nel 2010, il crollo dell’edificio Rana Plaza a Dacca, nel 2013, e lo scandalo delle emissioni Volkswagen nel 2015 sono solo alcuni esempi di come, se non gestito accuratamente, il rischio di sostenibilità possa rappresentare una minaccia per gli investimenti, oltre che per gli investitori stessi. Il regolamento Ue 2019/20188, altrimenti conosciuto come Sfdr (Sustainable finance disclosure regulation), definisce il rischio di sostenibilità come “un evento o una condizione di tipo ambientale, sociale o di governance che, se si verifica, potrebbe provocare un significativo impatto negativo effettivo o potenziale sul valore dell’investimento”. Il contesto di scarsa regolamentazione, condivisione e trasparenza delle informazioni in ambito di sostenibilità, in aggiunta, non aiuta: come possono gli investitori prendere decisioni ponderate, specie in materia di investimenti Esg (che integrino i fattori ambientali, sociali e di governance).

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Il Raiffeisen SustainAbility Report

“La Sfdr esprime proprio il tentativo da parte dell’Unione europea di risolvere il problema della mancanza di regole, dati e informazioni comuni sia rispetto alle strategie che ai risultati” affermano gli esperti di Raiffeisen Capital Management. “Alle società di gestione del risparmio è richiesto di assicurare una maggiore trasparenza sul grado di sostenibilità dei prodotti finanziari offerti, in modo da consentirne la comparazione. Nasce da questi presupporti il Raiffeisen SustainAbility Report, la nostra reportistica trimestrale Esg che misura l’effettiva sostenibilità dei fondi offerti sia a livello assoluto che relativo, grazie a un confronto con la media dei diretti concorrenti rispetto alla categoria Morningstar e alla classificazione di sostenibilità Sfdr. Con un obiettivo: allestire portafogli allineati al sentiero giusto per il futuro del pianeta”. 

Una metodologia rigorosa, dai rating all’impatto

L’iniziativa è resa possibile da una rigorosa metodologia proprietaria basata su dati MSCI, Morningstar e Physis che restituisce il “punteggio di qualità Esg”, ovvero una visione sintetica del livello complessivo di sostenibilità del fondo e il punteggio medio dei fondi concorrenti. “Per approfondire ulteriormente la prospettiva sulla sostenibilità del fondo, inoltre, vengono elaborati anche i punteggi specifici per gli aspetti ambientali, sociali e di governance che tengono conto di come le differenze settoriali incidano in maniera diversa sui fattori Esg” proseguono da RCM. “Vi è poi spazio anche per la misura dell’esposizione del prodotto alle controversie aziendali, ovvero agli scandali o alle problematiche che possono portare a contenziosi giudiziari, che non sono solo una criticità per le aziende, ma rappresentano un grosso rischio anche per gli investitori. Inoltre, vengono inclusi anche gli impatti socio-ambientali. Gli indicatori relativi sono analizzati e rendicontati rapportandoli a ogni dollaro/euro di ricavo o al valore di mercato complessivo dell’emittente stesso, ponderando il risultato ricavato per peso percentuale che lo stesso ha all’interno del fondo/benchmark analizzato” aggiungono dalla società. “Infine, grazie alla misura dell’allineamento agli Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sdg) delle Nazioni Unite, nel report è possibile conoscere quanto il proprio fondo contribuisce a raggiungere il traguardo di un mondo migliore a livello ambientale e sociale”.



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di Giulia Bacelle

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Laureata in Economia e Gestione dei beni culturali e dello spettacolo presso l’Università Cattolica di Milano. Per We Wealth scrive di finanza, arte e beni da collezione, e gestisce progetti ed eventi in questi settori

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