L’Ocse prende posizione contro la Russia: cosa aspettarsi?

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L’esclusione di Russia e Bielorussia dall’Ocse comporterà il divieto di partecipare ai negoziati su questioni di primissima importanza

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La Russia è diventata il paese più sanzionato al mondo con 5.581 sanzioni attualmente in vigore

Alla Russia è ora preclusa ogni attività Ocse. Occorre chiedersi se questa circostanza sia idonea a determinare nuove difficoltà nel percorso di riforma della politica fiscale internazionale

Le sanzioni adottate nei confronti della Russia continuano ad aumentare. Sono sempre di più gli Stati e le organizzazioni internazionali che prendono posizione rispetto al conflitto innescato sul territorio ucraino.
In questo senso, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, per rispondere all’aggressione su larga scala della Russia in Ucraina ha comunicato, da un lato, di star lavorando ad alcune proposte atte a sostenere il governo ucraino, dall’altro, di aver sospeso la partecipazione di Mosca e della Bielorussia da ogni organismo e attività Ocse.
In questi termini, se già nel 2014 i negoziati per l’adesione della Russia nell’Ocse quale Stato membro avevano subito una battuta arresto a seguito dei primi eventi bellici con l’Ucraina, oggi, alla luce del conflitto in atto, sembra affondata ogni prospettiva.

Giova ricordare che l’Ocse, di cui fanno parte 38 Paesi membri (l’Italia risulta tra gli Stati fondatori) è uno dei principali organismi economici multilaterali del mondo, impegnato, tra le altre cose, nella definizione e nel coordinamento delle riforme delle politiche economie e fiscali internazionali dei paesi membri; tendenzialmente, i più ricchi e sviluppati del pianeta.

È evidente che l’esclusione di Russia e Bielorussia comporterà il divieto di partecipare ai negoziati su questioni di primissima importanza e attualmente sul tavolo dei maggiori Stati occidentali e sull’agenda dell’Ocse, quali la regolamentazione del commercio internazionale e la nuova disciplina fiscale che prevede di implementare a partire dal 2023, la global minimum tax.

Un siffatto contesto, lascia trasparire come la partita della politica fiscale sulla tassa minima globale potrebbe andare incontro ad alcuni inediti, o quanto meno imprevisti, ostacoli.

La Federazione Russa ha preso parte a numerosi incontri e momenti decisivi per definire gli aspetti del nuovo framework fiscale internazionale, partecipando ai summit organizzati dall’Ocse.

E invero, lo scenario sembra essere rapidamente cambiato. Non solo le multinazionali scappano via dalla Russia, non solo la Russia stessa – contrariamente ai percorsi di digitalizzazione dell’economia – sembra affrancarsi dai sistemi digitali e informatici globali, ma anche le organizzazioni internazionali come l’Ocse hanno precluso ogni accesso a Mosca.

Ebbene, sulla scia dell’invasione dell’Ucraina, la Russia, come mette in evidenza Statista, è diventata il paese più sanzionato al mondo con 5.581 sanzioni attualmente in vigore. Prima degli eventi in corso, era l’Iran lo stato più sanzionato con 3.616 sanzioni attive da parte di Stati Uniti, Onu, Ue e paesi come Australia, Canada, India e Israele.


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di Nicola Dimitri

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Redattore e coordinatore dell’area Fiscal & Legal di We Wealth. In precedenza ha lavorato nell’ambito del diritto tributario e della fiscalità internazionale presso primari studi legali

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