Nel 2022 il Pil sarà spinto da un elemento di cui si parla poco

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Negli Stati Uniti, ma anche in Italia, le scorte si sono ridotte per soddisfare la domanda degli ultimi mesi: cosa significa per il 2022

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Dopo il colpo subito nel 2021, le aziende dovranno ricostituire le scorte erose dalla scarsità di offerta: si tratta di una componente di domanda aggiuntiva che potrebbe aggiungere mezzo punto di Pil negli Usa

L’economia entrerà nel 2022 con un forte presupposto favorevole alla crescita: le scorte da rimpinguare, dopo mesi di restrizioni subite dal lato dell’offerta. Nel calcolo del Pil, infatti, la variazione delle scorte può essere sia un freno sia una spinta, qualora queste ultime si stiano, nell’ordine, riducendo oppure stiano aumentando. Nel secondo trimestre del 2021, la riduzione delle scorte ha dato un contributo negativo sul Pil pari a -0,8 punti percentuali.

In sostanza, quando questo si verifica, vuol dire che la domanda di prodotti è stata soddisfatta dalle giacenze di magazzino. Negli Stati Uniti il fenomeno ha una portata ancora maggiore. Secondo gli ultimi dati del Census Bureau, il rapporto fra scorte e vendite lo scorso aprile è sceso ai minimi dal 1992 – anno a partire dal quale iniziano le serie storiche. Per tutto il 2021 questo indicatore si è mantenuto estremamente basso. Con un rapporto di 1,26, segnato lo scorso settembre, le imprese sono riuscite a stoccare un’unità di prodotto più o meno ogni quattro vendute.

Nei negozi di vendita al dettaglio americani il rapporto fra scorte e vendite è arrivato a scendere a 1,09, da 1,47 di un anno fa: si significa che uno store come Walmart vende le sue merci con la stessa velocità, o quasi, con la quale riesce a metterle nell’inventario.

A febbraio 2020, prima che il Covid fosse dilagato nel mondo, il rapporto scorte/vendite era a 1,43.

Nei negozi di vendita al dettaglio americani il rapporto fra scorte e vendite è arrivato a scendere a 1,09, dall’1,47 di un anno fa: si significa che uno store come Walmart vende le sue merci con la stessa velocità, o quasi, con la quale riesce a metterle nell’inventario.

Tutto questo ha un’implicazione interessante sull’outlook del prossimo anno: le domanda delle imprese per la ricostituzione delle scorte si aggiungerà a quella dei consumatori finali, contribuendo a una più sostenuta crescita del Pil l’anno prossimo, quando si prevede che i colli di bottiglia sulle catene di approvvigionamento andranno a ridursi.

I problemi nelle consegne di una vasta categoria di prodotti hanno fatto sì che la domanda di molti beni acquistati quest’anno è stata soddisfatta attingendo alle scorte. Secondo il capo economista Usa di JPMorgan, Michael Feroli, la ricostituzione delle scorte potrebbe aggiungere mezzo punto di Pil agli Stati Uniti nel 2022. E’ la stessa previsione che ha fatto, in merito, anche Oxford Economics, precisando che 0,5 punti di Pil è il più grande contributo alla crescita che la variazione delle scorte abbia mai dato all’economia americana dal 2010.

“Un aumento delle scorte sta arrivando”, ha commentato la capo economista di Morgan Stanley, Ellen Zentner, che ha definito “la svolta negli inventari, mentre le catene dell’offerta si riapriranno come che la più grande storia dell’outlook 2022, ma ancora non raccontata”.

Scorte più elevate significheranno, per le famiglie americane, più scelta, più promozioni sui prodotti (più rari, invece, se gli inventari languono) e, dunque, anche maggiori consumi finali. Qualcosa di analogo potrebbe avvenire anche in Italia, dove le scorte sono state negative in tre degli ultimi quattro trimestri, come è possibile osservare nel grafico in basso.

source: tradingeconomics.com


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di Alberto Battaglia

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Responsabile per l’area macroeonomica e assicurativa. Giornalista professionista, è laureato in Linguaggi dei media e diplomato in Giornalismo all’Università Cattolica

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