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Nel 2020 il pil è crollato del 3,9%, nel 2021 potrebbe salire del 5%, ma con grandi differenze fra paesi emergenti e sviluppati
«Non siamo alla fine della globalizzazione, ma a ‘un tagliando’ della globalizzazione. Sarebbe un errore non tener conto dei benefici che il libero commercio ha pur prodotto negli anni»
Alessandro Spada, presidente di Assolombarda, ricorda che gli ultimi dati disponibili prevedono che il pil italiano cali fra il 9 e il 10 per cento nel 2020. «Le previsioni economiche a breve termine sono estremamente deboli, e il 2021 sarà molto complesso. Probabilmente quest’anno il nostro pil crescerà del 4 per cento. Il nostro problema tuttavia è il differenziale di sviluppo accumulato» nei confronti degli altri paesi. Ma «la Banca d’Italia ha stimato che grazie al recovery fund il nostro pil potrà crescere del 3,5% dal 2021 al 2023»
La nuova normalità sarà peggiore, «soprattutto all’inizio». Il 2020 ha espresso con il lockdown fenomeni di «narcotizzazione», ma anche di «accelerazione». Quest’ultima ha interessato il diffondersi del virus, ma non solo. Il recovery dal canto suo è uno dei fattori di accelerazione, e l’Europa ha mostrato una «insperata tonicità», prosegue Paolo Magri, vicedirettore esecutivo Ispi. L’Europa ha abbandonato molti tabù, come le regole economiche, la condivisione del debito pubblico. Sul fronte Usa, «Biden ha davanti a sé una corsa in salita pesantissima. Dobbiamo essere molto cauti sulle aspettative per quello che potrà fare per il mondo. Ci sarà un ritorno al multilateralismo americano, è una buona notizia ma senza pie illusioni che il mondo cambi improvvisamente».
Alessandro Spada ricorda che «l’anno scorso parlavamo dei rischi climatici, di quelli geopolitici. I temi pandemici non erano al centro delle nostre preoccupazioni. Ma oggi il covid ha cambiato ogni paradigma. «Abbiamo il compito di convivere con queste sfide globali. Nessuno di noi le aveva previste. Prevedere cosa sarà il 2021 è ancora un esercizio difficile. Il quadro generale resta molto volatile, ma indietro non si potrà tornare, non potremo più contare su quel ‘piccolo mondo antico’ su cui eravamo abituati a basarci», conclude il presidente di Assolombarda.

