Milano, capitale del fintech europeo

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Ecco perché il capoluogo lombardo ha le carte per ambire al ruolo, secondo il sindaco Giuseppe Sala. Ma anche nelle opinioni di Andrea Crovetto (Italia Fintech), Alessandra Perrazzelli (Banca d’Italia), Giovanni Sabatini (Abi) e Raffaele Jerusalmi (Borsa Italiana) intervenuti al Milan Fintech Summit

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Banca d’Italia con il Fintech Hub milanese promuove la transizione digitale delle banche

Abi spinge per le stable coin e un ecosistema dove applicare in casi d’uso reali tecnologie evolute come la blockchain

Al momento è più un auspicio, ma secondo Beppe Sala, sindaco della City, Milano ha tutte le carte in regola per diventare il centro del fintech del vecchio Continente.
“Milano è dotata di un ecosistema accogliente, di talenti e imprese eccellenti e può attrarre investitori internazionali in un ecosistema accogliente. È il luogo ideale per sviluppare tecnologia”, dice Sala. E le opportunità sono aumentate da quando la Brexit ha reso Londra un po’ più lontana, secondo Andrea Crovetto, presidente di ItaliaFintech: “la dimensione del mercato in cui agiamo è quella del’Europa. Ciò che è certo è che si deve creare una strategia comune perché nessuna attività può funzionare nella sola dimensione nazionale”.
A dare man forte a Sala e Crovetto sono intervenuti, nel corso del Milan Fintech Summit anche pareri terzi, ovvero quello di Banca d’Italia, Abi e Borsa Italiana. Secondo Alessandra Perrazzelli, vice governatore della Banca d’Italia è necessario “unire gli sforzi per raggiungere l’obiettivo”. E Giovanni Sabatini, General Manager di Abi definisce “l’Italia e Milano, un luogo ideale per avviare un nuovo business”. A patto di rendere più fluida la raccolta dei capitali, secondo Raffaele Jerusalmi, ceo di Borsa Italiana.

Il futuro europeo del fintech può partire da Milano, appunto, la nostra capitale finanziaria. In generale l’Italia ha diversi punti di forza, tra cui un regolatore all’avanguardia.
“Uno strumento che può essere utile a progredire è quello della sandbox, che
è un concetto che non si è molto diffuso nell’Europa continentale ma che potrebbe essere uno strumento per capire meglio come funzionano le innovazioni digitali. Questo è esattamente quello che stiamo cercando di fare”, secondo Perrazzelli. La sandbox, derogando alle regole più stringenti consente alle startup di sperimentare nuovi modelli implementando il modello del fail fast, capendo subito se un business funziona o se va migliorato e come. Quanto a Milano, Perrazzelli indica la sede di Banca d’Italia in piazza Cordusio “come il luogo fisico dove si può abilitare la trasformazione delle banche verso il Fintech: la competizione sta trasformando il mercato. Per tutti sarà necessario trasferire il business su piattaforme digitali”. E proprio in piazza Cordusio qualche giorno fa è stato inaugurato il Milano fintech Hub, polo della sperimentazione della nostra banca centrale. “Stiamo già passando al vaglio 20 progetti selezionati in collaborazione con le eccellenti università del territorio. Crediamo che Milano, che è il nostro centro finanziario e un punto di attrazione per persone di tutto il mondo possa diventare il centro di questa evoluzione fintech per il Paese”.
Secondo Giovanni Sabatini, General Manager di Abi, “c’è molto spazio di cooperazione tra banche e fintech. Anzi arrivo a dire che molte banche sono già fintech. Allo stesso tempo le banche hanno capitale, base clienti e fiducia oltre che solida base regolamentare: c’è una sorta di complementarietà. Come Abi promuoviamo il quadro regolatorio entro cui questa collaborazione si possa esprimere, ma anche l’opportunità di realizzare innovazione praticamente progetti reali”, dice Sabatini. Il riferimento è a Spunta project, progetto di applicazione di una blockchain alla spunta interbancaria. Ad oggi 18 banche, che rappresentano il 78% del mondo bancario in Italia in termini di numero di dipendenti, sono attivamente partecipi nella sperimentazione, nelle scelte e nelle attività di implementazione della nuova tecnologia distribuita.
Sono stati effettuati primi test della piattaforma Distributed Ledger Technology (Dlt) e nella conduzione di operatività con il coinvolgimento delle banche. “Stiamo cercando di muoverci molto rapidamemte.
Ci sono ancora ostacoli a promouvere un ecosistema che sia friendly per l’innovazione. L’ambizione per le banche italiane è di essere alla frontiera”. Tanto che l’Associazione si è fatta promotrice delle linee guida per le stable coin, primo ente in Europa, con l’obiettivo di “sperimentare un modello. Crediamo che promuovere una digital currency che è diversa da pagamenti elettronici porti a una reale economia dei dati. Vogliamo dimostrare che nella costruzione dell’Europa digitale, le banche sono in primo piano”.

Se c’è un elemento che ancora fa difetto è la raccolta del capitale. “I grandi investitori istituzionali fanno ancora fatica a guardare all’Italia come a un centro di tecnologia e innovazione – dice Jerusalmi – Eppure in particolare nel settore fintech, ci sono società come Nexi e come Satispay che si sono guadagnati uno spazio nel parterre della grande finanza e ci sono molte altre startup che hanno opportunità di crescita enormi. Dobbiamo agevolarne l’accesso al capitale. Borsa italiana sta creando un ecosistema che faciliti questo flusso”.


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di Laura Magna

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Giornalista professionista dal 2002, una laurea in Scienze della Comunicazione con una tesi sull’intelligenza artificiale e un master della Luiss in Giornalismo e Comunicazione di Impresa. Scrivo di macroeconomia, mercato italiano e globale, investimenti e risparmio gestito, storie di aziende. Ho lavorato per Il Mattino di Napoli; RaiNews24 e la Reuters a Roma; poi Borsa&Finanza, il Mondo e Plus24 a Milano. Oggi mi occupo del coordinamento del Magazine We Wealth (e di quello di tre figli tra infanzia e adolescenza). Collaboro anche con MF Milano Finanza.

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