Mercato europeo: i fondi passivi fanno sfigurare i fondi attivi.

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Il mercato dei prodotti di investimento italiano è dominato dai cosiddetti “fondi comuni attivi”, ovvero quei fondi i cui titoli inseriti in portafoglio sono scelti dai gestori in seguito ad analisi e ricerche. Dall’altra parte dello spettro vi sono i “fondi comuni passivi”, ovvero quei fondi i cui titoli non sono scelti dai gestori, bensì dalla tipologia di indice che si vuole replicare.

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Il mercato dei prodotti di investimento italiano è dominato dai cosiddetti “fondi comuni attivi”, ovvero quei fondi i cui titoli inseriti in portafoglio sono scelti dai gestori in seguito ad analisi e ricerche. Dall’altra parte dello spettro vi sono i “fondi comuni passivi”, ovvero quei fondi i cui titoli non sono scelti dai gestori, bensì dalla tipologia di indice che si vuole replicare. Per esempio, un fondo passivo che vuole investire nelle più grandi aziende americane replicherà l’S&P500, andando ad acquistare i titoli che compongono l’indice. 

Nel caso dei fondi comuni attivi i gestori hanno l’obiettivo di fare meglio di un determinato mercato, mentre nel caso dei fondi passivi l’obiettivo è quello di ottenere esattamente il rendimento del mercato di riferimento.

Di primo acchito verrebbe da pensare che i fondi comuni attivi, con tutte le risorse a disposizione, con gli enormi uffici studio di cui dispongono e con la loro grande expertise, siano in grado di battere il mercato con costanza, giusto? Sbagliato!

Per farsi un’idea delle performance dei fondi comuni attivi rispetto ai fondi comuni passivi diamo un’occhiata ad alcuni dati del mercato europeo.

Nel 2021 il 74,79% dei fondi attivi ha sottoperformato l’indice S&P Europe 350 (l’indice di riferimento del mercato europeo). Se aggiustiamo le performance per il rischio, la percentuale dei fondi battuti dal benchmark sale al 79,70%. Se estendiamo il periodo di analisi al decennio 2011-2021, i fondi battuti dall’indice sono l’84,33%.

Un ulteriore problema per gli investitori in fondi attivi è la cosiddetta “persistenza”. Nel decennio 2011-2021 solamente 363 fondi su 1.030 (35,36%) sono stati in grado di sovraperformare il benchmark per 3 anni consecutivi. Di questi 363 fondi, solamente il 44,35% è riuscito a sovraperformare nel quarto anno consecutivo, e solamente il 7,16% nel sesto anno consecutivo. Questo dato ci indica che pochissimi fondi riescono a battere il mercato, e un numero ancora minore riesce a farlo con costanza.

Questo significa che non basta scegliere i fondi attivi che sono stati in grado di battere il mercato nel passato, in quanto, con enorme probabilità, non saranno in grado di farlo in futuro. In altre parole, selezionare un fondo attivo che batta il mercato è impossibile.

Per riassumere, abbiamo visto che solamente un piccolo numero di fondi riesce a battere il mercato, numero che si rimpicciolisce ulteriormente quando si parla di sovraperformance durature. 

Investire in fondi attivi è qualcosa in cui le probabilità di fare peggio del mercato sono enormemente superiori a quelle di batterlo. Qual è la soluzione? Investire cercando di ottenere il rendimento del mercato senza provare a batterlo utilizzando strumenti passivi come ETF e Index Fund.


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di Giovanni Nicola Setti

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Sono un consulente finanziario indipendente e autore del libro “Come investire partendo da zero”. Aiuto le persone a raggiungere i propri obiettivi tramite la pianificazione finanziaria.

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