Mercati e gregge al rialzo: stimoli e tagli sono in arrivo

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I rialzi da annuncio vaccini di mercati e gregge  sembrano avere fatto il loro corso ma il margine di crescita per entrambi è ancora ampio. La speranza per i primi porta il nome di stimoli fiscali, la certezza per il secondo è il taglio alla produzione

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Novembre è stato un mese positivo sia per i mercati azionari che per il petrolio. MSCI World segna la migliore performance mensile di sempre, Brent e Wti tornano ai livelli di inizio marzo

La crescita dei mercati passa per il pacchetto fiscale che nelle prossime settimane dovrà stanziare il Congresso americano. Secondo Goldman Sachs l’accordo è vicino, ma le cifre non saranno quelle da campagna elettorale

Dopo giorni di trattative è stato trovato un accordo tra i paesi dell’Opec+ circa i tagli alla produzione del petrolio. Dal 1 gennaio saranno pronti 500 mila barili al giorno, contro i 2 milioni previsti dall’accordo precedente

Un novembre così non si era mai visto. Tra l’incertezza legata alle elezioni americane e all’andamento dell’epidemia, l’annuncio dei vaccini è stata una vera manna dal cielo. In particolare per i mercati azionari e il petrolio. L’indice MSCI World ha segnato la migliore performance mensile della sua storia, guadagnando circa il 13%. Il prezzo al barile di Brent e Wti ha avuto un incremento di circa il 27%.  Tuttavia, l’euforia è durata poco e, come è iniziato dicembre, il trend al rialzo è rallentato. Ora è una questione di accordi. Uno (quello dell’Opec sulla produzione di petrolio) è stato raggiunto ed un altro (pacchetto fiscale Usa)  potrebbe arrivare prima del previsto.

Stimoli fiscali per 700 miliardi di dollari

Per i mercati azionari il tema degli stimoli fiscali americani, secondo molti analisti il vero motivo della grande volatilità vista prima delle elezioni, potrebbe essere decisivo per il proseguire delle buone performance dei mercati. Inoltre stando a una nota di Goldman Sachs la buona notizia è che c’è una alta probabilità che l’accordo sul pacchetto fiscale arrivi prima della fine dell’anno. Quella invece che forse farà meno contenti i mercati è il quantum di tali stimoli, molto inferiori rispetto ai 2 mila miliardi promessi in campagna elettorale da Biden. Tra la proposta bipartisan di 908 miliardi di dollari e i 500 dell’offerta repubblicana, secondo Goldman Sachs alla fine si troverà un’intesa intorno ai 700 miliardi (3,3% del pil). Aiuti fiscali ai singoli stati e alle piccole imprese saranno il corpus del pacchetto, mentre invece è improbabile che vengano approvati ulteriori aiuti nei confronti dei singoli cittadini.

Evoluzione della proposta di pacchetto fiscale nel corso degli ultimi mesi. Fonte: Goldman Sachs

500 mila barili al giorno dal 1 gennaio

Di ieri invece la notizia che finalmente, dopo giorni di trattativa, è stato trovato un accordo tra Opec e Russia sui tagli alla produzione, nel tentativo di sostenere il prezzo del greggio. L’aumento, previsto a partire da gennaio, sarà di appena 500 mila barili al giorno, cifra considerevolmente inferiore ai 2 milioni previsti nello scorso accordo. La prospettiva di una offerta limitata e di una domanda destinata a salire con la ripresa economica e della mobilità ha iniziato a sortire i suoi effetti. Il prezzo del petrolio è tornato ai livelli di inizio marzo, allorché i produttori avevano optato per un aumento della produzione. Nella giornata di oggi sia Brent che Wti sono saliti dello 0,5% chiudendo rispettivamente a 48,94 e 45,86 dollari al barile.


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di Lorenzo Magnani

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Laureato in Finanza e mercati Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano, nella redazione di We Wealth scrive di mercati, con un occhio anche ai private market. Si occupa anche di pleasure asset, in particolare di orologi, vini e moto d’epoca.

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