Mercati 2023 alla prova dei banchieri centrali: i tre possibili scenari

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Inflazione vischiosa, atterraggio morbido o recessione globale? Nello scenario peggiore un portafoglio ben diversificato potrebbe perdere fino all’11% nel 2023

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I recenti dati incoraggianti sull’inflazione statunitense non sono bastati ad ammorbidire la linea dura della Federal Reserve, con il discorso di Jerome Powell in occasione della riunione del Federal Open Market Commitee che è stato tutt’altro che conciliante. E così è prevedibile che l’andamento dei mercati nel 2023 dipenderà ancora in larga parte della condotta monetaria della banca centrale americana. Quali gli scenari possibili?

Nella conferenza stampa successiva alla riunione del FOMC il presidente della Federal Reserve Jay Powell ha resistito alla tentazione di concentrarsi sulle buone notizie sull’inflazione. L’indice dei prezzi al consumo statunitense di novembre aveva mostrato infatti un’inflazione inaspettatamente bassa tra i beni e i servizi, confermando che i dati emersi dal precedente rapporto di ottobre non erano un’anomalia. Powell ha invece sottolineato che la Fed ha bisogno di ulteriori prove che l’inflazione si stia dirigendo verso l’obiettivo del 2% prima di poter prendere in considerazione una politica dei tassi meno restrittiva. Il che, secondo le colombe di Washington, potrebbe spingere l’economia in una recessione non auspicabile. Anche per gli investitori e i loro portafogli.

I tre scenari 

Tenendo conto di queste incertezze, Msci ha delineato tre possibili scenari per l’economia statunitense, valutandone l’impatto sulle principali asset class.

  • Inflazione vischiosa: l’inflazione statunitense rimane ostinatamente alta, costringendo la Fed ad aumentare il ritmo dei rialzi dei tassi e a portare il tasso di riferimento dal 5% al 6%. Il dollaro americano in questo scenario si apprezzerebbe, mentre i titoli di Stato, le azioni e il credito subirebbero perdite significative

  • Atterraggio morbido: in questo scenario la Fed riuscirebbe a far scendere l’inflazione statunitense senza impattare significativamente sull’economia reale. Il dollaro statunitense si deprezza, mentre le azioni e il credito globali registrano una ripresa. Stabili invece i Treasury statunitensi, con La Fed che si attiene al percorso di rialzo dei tassi previsto. 

  • Recessione globale: L’inflazione rallenta in modo significativo e l’economia globale entra in recessione. La Fed e le altre banche centrali invertono la loro politica dei tassi. Il dollaro statunitense si deprezza, in quanto l’impatto del crollo dei differenziali di tasso supera l’effetto del suo status di bene rifugio. I titoli azionari statunitensi ed europei cedono a causa della riduzione degli utili societari, mentre i mercati dei titoli di Stato si rafforzano grazie al calo dei tassi.

L’impatto sui portafogli

Msci ha infine calcolato, utilizzando il suo modello predittivo, l’impatto su un ipotetico portafoglio composto da azioni globali, obbligazioni statunitensi e immobili. Questo portafoglio composito diversificato potrebbe guadagnare il 10% nello scenario di atterraggio morbido, mentre potrebbe perdere fino all’11% nello scenario di recessione globale peggiore. Lo scenario di inflazione vischiosa si colloca nel mezzo, con una perdita del portafoglio di circa l’8%.


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di Lorenzo Magnani

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Laureato in Finanza e mercati Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano, nella redazione di We Wealth scrive di mercati, con un occhio anche ai private market. Si occupa anche di pleasure asset, in particolare di orologi, vini e moto d’epoca.

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