M&A: le operazioni da monitorare tra rincari e tassi in rialzo

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Raffaele Fiorella, senior advisor di Fti consulting, svela le stime 2022 sull’M&A italiano: ecco i settori da monitorare

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Fiorella: “La più recente pressione sulla struttura del capitale indotta dall’aumento dei tassi di interesse spinge gli operatori a una maggiore cautela nelle operazioni di acquisto”

Il forte interesse degli investitori internazionali per l’Italia, nelle stime di Fti consulting, potrebbe generare un boom di operazioni cross border

Le ricadute negative della crisi energetica, scoppiata in un contesto già fortemente penalizzato dal covid-19 che aveva visto schizzare il costo delle materie prime, alimentano ancora una volta la sete di liquidità delle aziende italiane. Per settori come retail e catena del freddo, secondo le stime di Raffaele Fiorella (senior advisor di Fti consulting intervistato da We Wealth), i costi energetici sono triplicati. E, a dispetto delle misure adottate dai policymaker, si attendono in generale livelli almeno raddoppiati rispetto al 2019. Uno scenario che potrebbe riversarsi sulle operazioni di fusione e acquisizione. Anche se l’Italia sembrerebbe mantenere salda la propria posizione tra i paesi più appetibili in Europa.

Caro-bollette: i settori nell’occhio del ciclone

A risentire maggiormente del caro-bollette sono innanzitutto le industrie con un utilizzo intensivo di energia. “Penso a tutta l’industria di processo, dal siderurgico alla componentistica in metallo, alle produzioni che fanno utilizzo di forni come l’industria ceramica”, spiega Fiorella. “Le aziende energivore hanno infatti solitamente dei tassi di incidenza del costo dell’energia sul fatturato del 3-4% e, attualmente, questo tasso è quasi raddoppiato”. Senza dimenticare il fatto, aggiunge, che quasi tutti i contratti di fornitura dell’energia per le imprese scadranno entro la fine dell’anno e la forte incertezza sui trend futuri sta spingendo le società che fanno trading a proporre contratti solo di breve o medio termine. Il che potrebbe diminuire ulteriormente per le imprese la possibilità di attrarre forme di protezione dalle fluttuazioni future di costi.

Crisi energetica e tassi: gli effetti sull’M&A

“Ci sono diversi fattori indotti da questo scenario che influenzano le operazioni di M&A”, continua Fiorella. “Innanzitutto si sta registrando una riduzione dei moltiplicatori con cui vengono calcolati i prezzi delle aziende, trainata dall’andamento negativo delle quotazioni dei mercati. A ciò si aggiunge una contrazione della redditività delle imprese e della relativa capacità di generare cassa che impatta ulteriormente in modo negativo sulle valutazioni. Vi è poi la più recente pressione sulla struttura del capitale indotta dall’aumento dei tassi di interesse che spinge gli operatori a una maggiore cautela nelle operazioni di acquisto”, osserva l’esperto, precisando tuttavia come “proprio per le difficoltà operative e finanziarie gli imprenditori potrebbero vedere nell’apertura del capitale uno strumento per superare la crisi”.

Guardando alle operazioni da monitorare nei prossimi mesi, secondo Fiorella assisteremo a un aumento delle operazioni di M&A distressed, legate a casi di crisi. “È probabile che questo si verifichi in settori più frammentati, in cui le dimensioni medie delle imprese sono più contenute e per le quali il raggiungimento di una massa critica più elevata può fare la differenza”, precisa. “Allo stesso modo, in quegli stessi comparti è possibile trovare aziende con modelli di business e fondamentali ancora attraenti; in questo caso potremo assistere a M&A di consolidamento. Penso ad esempio al food, in cui questa tendenza è già in atto, o ai settori con una forte componente di tecnologia e innovazione”. In generale, spiega, gli investitori internazionali continuano a guardare con interesse al Belpaese; un aspetto che giustificherebbe anche una “buona presenza” di operazioni cross border.

Le stime 2022 sul mercato M&A italiano

“Crediamo che a livello globale il livello di operazioni di m&a proseguirà sulla scia di quanto registrato nella prima metà del 2022”, stima in conclusione Fiorella. “Naturalmente, prevediamo una diversa composizione dei deal dal punto di vista geografico, alla luce dei diversi equilibri geopolitici che si stanno configurando”. Per quanto riguarda l’Italia, si registrano stime anche molto diverse tra loro. “Molte ci parlano di una leggera contrazione dell’attività, ma la verità è che molto dipenderà dal dispiegarsi di tre variabili: l’impatto delle misure governative sul costo dell’energia, l’andamento del conflitto e – non ultimo – il grado di apertura che i governi stranieri attribuiranno all’Italia, a valle delle elezioni”. In ogni caso, ricorda, resta il fatto “che il nostro Paese continui a essere considerato uno dei più appetibili in Europa”.


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di Rita Annunziata

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Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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