Lo scatto che manca sul fronte insurtech

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“La consapevolezza c’è, gli investimenti concreti non ancora. Servono visione e coraggio imprenditoriale”.

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In questa intervista, Simone Ranucci Brandimarte, presidente dell’IIA, traccia il futuro delle compagnie e spiega perché il digitale è l’unica via per far uscire il Paese dal suo stato perenne di sotto-assicurazione. Rendendolo più solido e più sicuro

Nel Paese più sotto-assicurato d’Europa, le potenzialità espresse dall’insurtech sono percepite con relativa consapevolezza, ma ancora poco praticate. 

Lo sostiene Simone Ranucci Brandimarte, Presidente dell’IIA, Insurtech Italian Association

Oggi a livello globale il 20% delle transazioni assicurative viaggiano su piattaforme digitalicommenta Ranucci Brandimarteentro il 2030 la quota sarà dell’80%. Le compagnie assicurative sanno che dovranno acquisire competenze digitali. Ma se guardiamo agli investimenti siamo ancora indietro: in Italia negli ultimi 3 anni sono stati investiti 450 milioni di euro in tecnologie insurtech quando in Germania e in UK ne sono stati investiti 4 miliardi. Questo è l’ordine di grandezza del nostro ritardo”. 

Perché siamo così indietro? 

L’adozione delle nuove tecnologie in Italia non è più lenta che in altri Paesi, siamo più lenti a investire. Guardiamo ancora al breve periodo mentre gli investimenti digitali danno ritorni su un tempo medio-lungo. 

E pensare che l’Italia è il Paese europeo più interessante per i player stranieri. Perché è sotto-assicurato, sotto-digitalizzato e sotto-investito. Nel mercato assicurativo italiano prevale la logica della redditività di bilancio – distribuire dividendi – rispetto alla logica di investimento. Le compagnie internazionali, al contrario, investono in insurtech perché è strategico per il futuro.

Molte aziende assicurative scelgono di inglobare startup insurtech. Cosa serve perché l’alleanza funzioni?

Sono le aziende giovani che devono stimolare le grandi aziende, ma anche qui è una questione di chimica. La mentalità e l’età media dei manager italiani non sempre riescono a conciliarsi con la vivacità e l’approccio naif delle giovani star-tup. Bisogna creare percorsi formativi grazie a cui i manager capiscano che la logica dell’open innovation e della collaborazione è un acceleratore. Da parte loro le aziende giovani devono imparare a parlare il linguaggio delle corporate.

Immagino che l’attrattiva maggiore per gli investitori sia la possibilità di crescita di un mercato generalmente sotto assicurato… 

L’Insurtech aumenterà le dimensioni del mercato. Le stime mondiali danno un raddoppio del mercato assicurativo globale dal 2020 al 2030 sotto la spinta del digitale. I prodotti digitali sono più flessibili, più integrati e più pervasivi. Dieci anni fa lavoravo in Giappone e vedevo l’uso quotidiano di micro-polizze cosiddette pay-per-use. 

In Giappone i bambini non possono frequentare i parchi se non hanno un’assicurazione e questa si attiva a richiesta con un click dal telefono, per il periodo che ti serve e per qualche yen. 

L’assicurazione giornaliera è necessaria anche per prendere il treno. Ma il sistema assicurativo deve essere capillare e digitale. È con l’Insurtech che si centra questo obiettivo. E con l’insurtech usciremo dalla nostra sottodimensione assicurativa. Ed è un bene: un Paese più assicurato è un Paese più sicuro e più affidabile.

In che direzione crescerà il mercato? Qualcuno sta approfondendo il tema della longevity?

Tutti i rami cresceranno. E la longevity è una delle aree su cui si stanno facendo varie sperimentazioni destinate a prendere corpo nei prossimi mesi. La scarsa penetrazione del mercato assicurativo in

Italia è il prodotto anche di un’offerta scarsa. Con l’insurtech la quantità di dati, la quantità di modelli distributivi e la pervasività aumenteranno, quindi finalmente avremo un’offerta flessibile, customer centric, che soddisfi una varietà di bisogni. La longevità è uno di questi ma ce ne sono molti altri. L’insurtech migliorerà la penetrazione e quindi i revenues, migliorerà la soddisfazione del cliente grazie a flessibilità e varietà di copertura e migliorerà i costi di gestione e distribuzione. Il mercato, oggi è per lo più indifferenziato agli occhi dei consumatori, diventerà molto più meritocratico.


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di Emanuela Notari

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