Le imprese hectocorno: quali e dove sono

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L’universo degli unicorni si è espanso negli ultimi due anni, non solo nel numero dei suoi componenti, ma anche nella profondità della capitalizzazione. Il fintech è l’investimento privilegiato, ma nelle prime tre posizioni non ve ne è traccia. La Cina occupa due terzi del podio

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Gli unicorni sono quelle startup che hanno raggiunto almeno il miliardo di dollari di capitalizzazione. Negli ultimi due anni e mezzo, il loro numero è raddoppiato. Geograficamente, gli Usa sono ancora in posizione di leadership, con 612 imprese. Ma la Cina avanza potentemente, avendo occupato la prima e la terza posizione della classifica di capitalizzazione degli unicorni, chiamati decacorni se superano i 10 miliardi ed hectocorni se superano i 100.

A cosa si deve principalmente questa crescita? Al mutamento delle abitudini di vita, consumo e lavoro avvenuti nel biennio della pandemia. La risposta a esigenze concettualmente nuove ha stimolato investimenti considerevoli nel mondo delle startup. Attualmente – inizio giugno 2022 – gli unicorni sono 1079; 54 i decacorni e 3 gli hectocorni, o super unicorni. Lo rivela CB Insights. La top ten (le rielaborazioni sono di TradingPedia) vede quattro volte gli Stati Uniti, due volte la Cina, due volte il Regno Unito, la Svezia, l’Australia. Le imprese hectocorno sono solo tre, per ora. In terza posizione si piazza il colosso cinese del fast fashion Shein (100 miliardi di dollari di capitalizzazione), al secondo posto SpaceX di Elon Musk (125 miliardi) e al numero uno Bytedance, ovvero TikTok (100 miliardi).

 

I paesi che possono vantare almeno un unicorno sono 47. Gli Stati Uniti restano il paese con il maggior numero di unicorni, 612; seguono Cina e India, rispettivamente con 174 e 65. L’Europa si difende, con Regno Unito (43), Germania (29) e Francia (24). Israel, Canada, Brasile e sud Corea hanno tutti almeno 10 unicorni.

 

La capitale delle startup con capitali miliardari resta San Francisco (162), seguita da New York (109). Al terzo posto si affaccia Pechino (63), cui segue Shanghai (45).

 

Quasi la metà del valore complessivo di queste imprese si deve al fintech: “L’ultima crisi sanitaria ha messo in luce i vantaggi di poter gestire i propri soldi online, via cellulare. Il 2021 ha visto un aumento degli investimenti in fintech del 144% rispetto all’anno precedente. La nostra stima è che il trend proseguirà, dato che molte industrie, dal manifatturiero all’immobiliare – passando per l’e-commerce – hanno scelto di adottare e integrare soluzioni di tecnofinanza. La società è sulla soglia della quarta rivoluzione industriale”, commentano gli analisti di TradingPedia, i quali si attendono per il 2022 un aumento degli investimenti in fintech “a doppia o tripla cifra”.


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di Teresa Scarale

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Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, garganica, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell’arte e del lusso. In We Wealth dalla sua fondazione

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