Le 19 aziende italiane che hanno scommesso sul metaverso

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Il metaverso non è (affatto) morto. Secondo i ceo delle più grandi aziende a livello globale, il tasso di crescita medio dei ricavi nei prossimi 10 anni sarà superiore al 40%. Ecco come e quanto intendono investire nel settore. E i nomi, italiani, di chi lo ha già fatto

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Il 30% dei ceo e top manager delle più grandi aziende a livello globale ha già avviato o intende investire nella sperimentazione e nell’adozione delle principali tecnologie emergenti, tra cui proprio il metaverso

Il 19% punta a investire più di 200mila euro entro la fine dell’anno per avviare nuove progettualità e adottare nuove soluzioni

La bolla del metaverso è già scoppiata? Secondo i ceo e i top manager di alcune delle più grandi aziende italiane ed estere, non proprio. Anzi. Il 40% stima che il tasso di crescita medio dei ricavi nel metaverso nei prossimi 10 anni sarà superiore al 40%. E il 30% ha già avviato o intende investire nella sperimentazione e nell’adozione delle principali tecnologie emergenti, tra cui proprio il metaverso. Sono solo alcuni dei risultati dell’ultima indagine dal titolo Web 3.0: metaverso e Nft condotta da EY in collaborazione con il centro di ricerca in strategic change di Luiss Guido Carli dal 1° al 14 dicembre 2022. Alla data di chiusura della survey sono state raccolte complessivamente 103 risposte, di cui 91 in lingua italiana e 12 in inglese, un campione eterogeneo in termini di settori industriali, dimensioni e numero di dipendenti. La maggior parte dei manager lavora per imprese con sede legale in Italia (principalmente nelle regioni del centro-nord) ma non mancano rispondenti che amministrano imprese con sede in Olanda, Germania, Irlanda, Stati Uniti e Svizzera.

Metaverso: come (e quanto) investono i ceo

Nel prossimo decennio è attesa dunque una crescita considerevole dell’impatto del metaverso sul portafoglio di servizi e prodotti offerti, ma l’approccio degli oltre 100 ceo e top manager intervistati resta improntato alla cautela: appena il 28% degli intervistati intende investire più del 15% del proprio budget nella sperimentazione di nuove soluzioni e solo il 19% punta a investire più di 200mila euro entro la fine dell’anno per avviare nuove progettualità e adottare nuove soluzioni. Ma dove investono? Si passa dalla customer experience, vale a dire offrire ai propri clienti esperienze multisensoriali tramite luoghi virtuali immersivi, fino alla formazione 4.0 come apprendimento e sviluppo delle competenze nel metaverso. Ma non manca chi punta a investire in quello che viene definito come “metaverse marketing” per accrescere la propria visibilità e migliorare l’immagine del brand e infine nel “new way of working”, vale a dire nello sviluppo di un nuovo modo di lavorare con l’organizzazione di incontri virtuali nel metaverso.

Chi ha già scommesso sul metaverso in Italia

We Wealth ha stilato una lista esemplificativa di 19 aziende italiane che hanno attualmente reso pubblica l’informazione circa l’investimento o l’avvio di una progettualità inerente il Web 3.0, con focus sul metaverso. È il caso per esempio di Intesa Sanpaolo, che in occasione della Milan Games Week & Cartoomics ha lanciato un’esperienza di gioco immersiva (la “Metaverse Arena”) dedicata soprattutto ai videogiocatori della Generazione Z, ovvero i nati tra il 1997 e il 2012. O anche Poste Italiane con “Meta-Postepay”, un’esperienza ibrida tra reale e virtuale. Fuori dal settore finanziario, si ricordano invece nomi come Atenei Online, Benetton, Bulgari, Consorzio del prosciutto San Daniele, Dolce & Gabbana, Enel, Fendi, Ferroli, Fiat, Gruppo Trivellato, Gucci, Lamborghini, Loft Italy, la startup romana pOsti, Tim, Tucano e Valentino come sintetizzato nella tabella seguente.

 

Radoccia: “Necessaria una corposa disciplina giuridica”

“Il 60% dei rispondenti intende investire nel metaverso per aumentare i propri profitti, sviluppare nuovi prodotti e raccogliere nuovi dati a supporto del miglioramento dell’attuale customer experience”, spiega Giuseppe Perrone, Emeia blockchain leader di EY. “Cogliere le opportunità che emergono dal contesto tecnologico odierno potrebbe rappresentare un’importante fonte di vantaggio competitivo e di creazione di valore”, aggiunge. Ciononostante, interviene Stefania Radoccia, managing partner dello studio legale e tributario di EY, i diversi ambiti di applicazione del metaverso (e anche dei non fungible token) “fanno sorgere la necessità di implementare nel prossimo futuro una corposa disciplina giuridica, per fornire certezza a tutte le situazioni giuridiche che si manifesteranno nei mondi virtuali”. 

Una necessità espressa anche dal 64% degli intervistati, racconta Radoccia. Solo il 17% dei rispondenti dichiara infatti che i governi si stiano muovendo adeguatamente relativamente alla regolamentazione del metaverso; la restante parte ritiene sia indispensabile intervenire su quattro fronti:

  • cybersecurity (con particolare riferimento alla gestione dei dati personali);
  • educazione e formazione (vietando per esempio azioni violente);
  • transazioni economiche e relativa fiscalità;
  • comportamento sociale ed etico.

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di Rita Annunziata

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Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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