L’albo dei consulenti indipendenti inizia a prendere forza

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Nel 2020 gli iscritti alla sezione ad hoc dell’Ofc sono 400, per i due terzi operativi in proprio. L’interesse dei risparmiatori verso queste figure cresce e così la loro propensione a pagare una parcella in cambio dell’assenza di conflitti di interesse. Ecco l’opinione di Luca Mainò, vicepresidente AssoScf e membro del board di Nafop

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Forse ci siamo. L’albo dei consulenti indipendenti – di fatto istituito dopo una decennale battaglia – solo a dicembre 2018, inizia a prendere forma. Sono ancora pochi gli iscritti, ma qualcosa si muove ed è già una notizia. “Il 2020 è il secondo anno di esistenza di una sezione dedicata agli indipendenti: gli iscritti sono oggi circa 400, oltre il 20% in più rispetto al primo anno. E di questi due terzi sono operativi in proprio e gli altri presso una delle circa 50 società di consulenza esistenti in Italia”, dice a We Wealth Luca Mainò, vicepresidente AssoScf, membro del board di Nafop, cofondatore della boutique di consulenza indipendente Consultique.

L’albo dei consulenti e il lavoro di Nafop e AssoScf

Mainò fa parte di entrambe le due associazioni italiane che annoverano solo consulenti e società indipendenti e che, in oltre 15 anni di attività, hanno raggiunto diversi obiettivi per la categoria, a vantaggio degli investitori: “hanno redatto le Linee Guida in conformità al Regolamento Consob che guidarono per anni l’attività degli indipendenti come strumento di autoregolamentazione, hanno partecipato al Tavolo di Lavoro Consob del 2010 in rappresentanza di persone fisiche e giuridiche, hanno ottenuto per tutti i consulenti e le Scf la cosiddetta ‘offerta fuori sede’ e la possibilità di promuovere e prestare il servizio con tecniche di comunicazione a distanza”, ricorda il vicepresidente di AssoScf. “Infine hanno recentemente posto all’attenzione europea per Mifid 3 il modello ‘fully independent’, ossia quello con l’indipendenza soggettiva, anziché l’approccio ‘on Independent basis’ che, nel nostro Paese, è stato oggettivamente un fallimento”.
Dal 2019 è stata costituita all’interno dell’Ocf (Organismo di vigilanza e tenuta dell’Albo unico dei consulenti finanziari), la sezione dedicata ai consulenti indipendenti, in affiancamento a quella che raccoglie i consulenti “abilitati all’offerta fuori sede” (ovvero i vecchi promotori finanziari, che lavorano come dipendenti, agenti o mandatari di un intermediario (banca, Sim, Sgr) di cui distribuiscono in esclusiva prodotti e servizi finanziari. La differenza è sostanziale: i consulenti indipendenti sono tali in quanto non ricevono provvigioni dal produttore ma vengono pagati da cliente per cui esercitano la prestazione.

Una professione agli albori (con grande spazio di crescita)

Si tratta di una professione con un grande potenziale ma ancora agli albori. “Il 75% dei consulenti indipendenti sono presenti in quattro regioni, Lombardia, Veneto, Piemonte ed Emilia-Romagna”, aggiunge Mainò. “I nuovi progetti di Studio Professionale o Società di Consulenza che stiamo assistendo coinvolgono persone provenienti dal finanziario, ma anche da altri settori, tra questi ultimi primi fra tutti sono i commercialisti, compatibili e con competenze complementari”. Ma un fatto sembra essere chiaro: “Fino a due anni fa il posto fisso in banca o come agente di prodotti finanziari e assicurativi era l’unico modo per operare nel mondo finanziario. Oggi non più”.

La spinta regolamentare verso la trasparenza e l’eliminazione dei conflitti di interesse

Anche perché il mercato della consulenza e del collocamento sta mutando e vira prepotentemente verso la trasparenza. “C’è una forte spinta dalla spinta dei regolatori verso l’attenuazione e l’eliminazione dei conflitti di interesse nel settore finanziario – spiega Mainò – e questo ha generato una risposta positiva anche nei risparmiatori. Le famiglie, nel nostro sistema bancocentrico, cercano persone indipendenti e competenti a cui fare riferimento per le proprie decisioni di carattere finanziario. Cercano realtà che le possano aiutare nella pianificazione patrimoniale e nel raggiungimento degli obiettivi delle persone che compongono la famiglia stessa, padre, madre, figli, nipoti. Naturalmente desiderano soggetti che non siano intermediari, che non abbiano i conflitti di interesse generati da modelli di business e di remunerazione che non mettono il cliente al primo posto”.

La buona risposta dei risparmiatori

Consob ha evidenziato che circa la metà degli investitori italiani è disponibile a versare una parcella per la consulenza, e nei prossimi anni è previsto che le masse sotto consulenza finanziaria passino dagli attuali circa 10 miliardi di euro a 500 miliardi di euro, pari a circa il 10% delle masse in gestione al sistema bancario e delle reti. “Stiamo assistendo ad una forte crescita della domanda da parte di varie tipologie di clientela, non solo di chi ha patrimoni importanti, ma anche di famiglie con asset nella media”. Molti operatori, inoltre, si stanno avvicinando alla consulenza “pura”. “Spesso si tratta di persone over 40; nelle banche ci sono consulenti consapevoli di non poter beneficiare a lungo di rendite di posizione, spinti dal desiderio di dare il meglio ai propri clienti. Oggi assistiamo però anche all’arrivo sul mercato di giovani desiderosi di una professione libera e di far conoscere la consulenza ad un ampio pubblico”, conclude l’analista.


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di Laura Magna

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Giornalista professionista dal 2002, una laurea in Scienze della Comunicazione con una tesi sull’intelligenza artificiale e un master della Luiss in Giornalismo e Comunicazione di Impresa. Scrivo di macroeconomia, mercato italiano e globale, investimenti e risparmio gestito, storie di aziende. Ho lavorato per Il Mattino di Napoli; RaiNews24 e la Reuters a Roma; poi Borsa&Finanza, il Mondo e Plus24 a Milano. Oggi mi occupo del coordinamento del Magazine We Wealth (e di quello di tre figli tra infanzia e adolescenza). Collaboro anche con MF Milano Finanza.

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