La monumentale Mappa di Boetti dice addio all’Italia

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Proviene dalla Fondazione Chiara e Francesco Carraro quella che si preannuncia la stella di Sotheby’s New York nella serata del 16 novembre: per Alighiero Boetti si prepara un nuovo record

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È larga sei metri e non può che essere definita monumentale: è la Mappa di Alighiero Boetti che Sotheby’s proporrà nell’asta serale di New York il 16 novembre. Iconica – è il caso di dirlo – come possono esserlo solo le Bandiere di Jasper Johns o i barattoli di Campbell’s Soup di Andy Warhol. Si avvia a essere l’opera più costosa di sempre dell’artista: le proiezioni parlano di una cifra di aggiudicazione che potrebbe superare i 8 milioni di dollari. Del resto, è uno dei pochissimi esemplari delle Mappe eseguito in queste dimensioni.

Un colore unico

La sua particolarità risiede anche nel colore, un luminoso fondo avorio su cui risalta il cromatismo della geopolitica degli anni 1971-1989, quella precedente alla caduta del muro di Berlino (1961-1989). Sui bordi – superiore e inferiore – vi si legge “Made in Peshawar Pakistan by Afghan people in 1989 and 90 and 91”.

Boetti fu profondamente ispirato dalle culture non occidentali, viaggiando in Africa, Sud America, Asia orientale e centrale e, soprattutto, in Afghanistan (trascorse diverso tempo a Kabul) e Pakistan. Qui si avvalse della collaborazione di alcune abili ricamatrici per realizzare le sue Mappe. Un lavoro meticoloso e preciso, per il quale occorrevano anche anni.

 

Provenienza della Mappa di Boetti e motivo della sua vendita

Eccellente il pedigree dell’opera, che parla italiano non solo per la nazionalità del suo autore. Proviene infatti dalla Fondazione Chiara e Francesco Carraro, che ha deciso di rinunciarvi per metterla in vendita e finanziare importanti progetti culturali e artistici. Mappa è stata esposta per la prima volta nella grande retrospettiva del 2011, Game Plan, del MoMA, e poi anche al Reina Sofia di Madrid e alla Tate Modern di Londra. Il palcoscenico che la vedrà (per sempre?) lasciare l’Italia non poteva che essere quello blue chip di New York. Negli ultimi cinque anni, solo sei opere della serie Mappe sono andate in asta, e questa è la maggiore. Della collezione Carraro una importante selezione di opere è visibile presso la Galleria di Arte Moderna di Ca’ Pesaro a Venezia.

Un’opera «magnifica», dal sapore nostalgico

«Questa ‘Mappa’ è senza dubbio l’opera più significativa e magnifica della importante serie creata da Boetti e una vera e propria testimonianza della lungimiranza collezionistica di Francesco Carraro», afferma Claudia Dwek, presidente di Sotheby’s Europa per l’arte contemporanea, durante la presentazione dell’arazzo nella sede milanese della casa d’aste. Un’opera, come tutte le altre dello stesso gruppo, le cui origini affondano nel primigenio Planisfero Politico del 1969, quello di cui Alighiero colorò i singoli stati con le cromie delle loro bandiere. Nei cinquant’anni trascorsi da quando Boetti concepì la sua serie di Mappe, la geopolitica ha trasformato il mondo e i confini. Le Mappe di Alighiero costituiscono oggi dunque anche un documento storico che ha il sapore della nostalgia, che «traccia paesi, territori e visioni del mondo che oggi non esistono più».

Kelsey Leonard, capo delle aste serali di arte contemporanea di Sotheby’s a New York aggiunge che «Boetti ha avuto la lungimiranza di guardare quell’immagine e leggere il significato e il potere insito nel modo in cui raffiguriamo il nostro mondo attuale – e le forze in continua evoluzione, globali e politiche, che alterano quella rappresentazione nel tempo».


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di Teresa Scarale

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Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, garganica, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell’arte e del lusso. In We Wealth dalla sua fondazione

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