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Da re dell’arte povera a re delle aste: Alighiero Boetti, Untitled (Segno e disegno), 1978. Courtesy Matteo Lampertico
Per un arazzo di 5 lettere, che solo qualche mese fa si poteva trovare a 30/35.000 euro, oggi bisogna stanziarne almeno 50.000, con grande soddisfazione di chi lo ha acquistato solo qualche anno fa. E pensare che negli anni 90, quando i primi arazzi iniziarono a comparire in asta, si potevano trovare a meno di un milione di lire.
Per non parlare delle mappe, che oramai non si riescono più ad acquistare a meno di 2 milioni di euro. I prezzi sono raddoppiati nello spazio di pochi anni e questo vale in modo particolare per le opere di datazione precoce. Rispetto ai valori qui indicati, bisogna aggiungere almeno un 30/40% per opere eseguite negli anni 70 come quella che qui illustriamo. I collezionisti più sofisticati sono infatti disposti a pagare un premio significativo per un’opera realizzata a Kabul. Nel 1979, con l’invasione sovietica dell’Afghanistan, Boetti è infatti costretto a trasferire in Pakistan la manifattura degli arazzi che da quel momento rimarrà a Peshawar.
Anche altre tipologie di opere, come le “biro” o gli “aerei” hanno beneficiato di un forte incremento di prezzi, anche se non paragonabile a quelle riscontrabile per le opere tessili. Sono invece ancora accessibili molti lavori su carta, che si possono reperire ancora a poche migliaia di euro. Sono opere interessanti, senza dubbio più originali e meno seriali degli arazzi, ma il mercato premia sempre quello che è più iconico e rappresentativo. Non credo che questa tendenza possa subire una battuta di arresto nei prossimi anni. Boetti ha oramai ricevuto una piena consacrazione a livello museale grazie alle numerose retrospettive organizzate in tutto il mondo, ha un catalogo ragionato affidabile ed un archivio efficiente a differenza di altri artisti dell’arte povera, e questo è un elemento molto importante per decretare il successo commerciale di un artista.
Inoltre, come abbiamo detto, incontra il gusto del pubblico. Infine – e questo non è un elemento da trascurare – è trattato da importanti gallerie italiane (Tornabuoni), ma anche straniere (Ben Brown, Barbara Gladstone). Ciò consente la creazione di un mercato solido e globale, indispensabile per sostenere e far crescere le quotazioni di un artista.

