La carica delle cleantech che fanno bene al mondo (e al portafoglio)

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“Ogni giorno la popolazione della Terra cresce di oltre 200mila nuove unità, è sempre più difficile reperire risorse naturali sufficienti al suo sostentamento”, dice a We Wealth Amanda O’Toole, gestore del fondo Axa Wf Framlington Clean Economy. Ecco perché è necessario agire su più fronti, dall’energia ai trasporti, dalle città alle fabbriche, fino al modo in cui si produce il cibo. La tecnologia fornisce gli strumenti per rendere questi settori più sostenibili ed efficienti. E offre prospettive di rendimento interessanti

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Varranno 1300 miliardi di dollari nel 2024 dai 601 del 2014. Sono le CleanTech, nate alla fine degli anni Novanta: aziende che puntano a imprimere un impatto positivo sull’ambiente attraverso lo sviluppo di nuove tecnologie. In soldoni, aziende che sanno come abilitare l’efficientamento dell’energia riducendo i problemi di uso delle fonti rinnovabili (che sono per loro natura discontinue), che puntano ad abbattere le emissioni di carbonio di trasporti e industrie, che contribuiscono a conservare le risorse del pianeta e a ridurre o a riciclare i rifiuti.

Sempre più persone a popolare il mondo

“Ogni giorno la popolazione della Terra cresce di oltre 200mila nuove unità, ed è sempre più difficile reperire risorse naturali sufficienti al suo sostentamento”, dice a We Wealth Amanda O’Toole, gestore del fondo Axa Wf Framlington Clean Economy – “la data dell’earth overshoot day, che segnala il giorno in cui abbiamo esaurito il budget delle risorse naturali per l’anno si accorcia sempre più: nel 2021 è caduta il 29 luglio (era il 3 agosto nel 2011 e il 21 settembre nel 2001). Questa è la ragione per cui la necessità di soluzioni CleanTech non è mai stata così impellente”.

Allora di cosa parliamo nel dettaglio? Di aziende che usano la tecnologia per aumentare le prestazioni, la produttività e l’efficienza dei business, massimizzando gli effetti positivi sull’ambiente. “Riteniamo che questo settore godrà di decenni di crescita sostenibile poiché la necessità di cambiamento è enorme – continua O’Toole – Le aziende con le migliori tecnologie pulite dovrebbero avere un vantaggio competitivo e sostenibile nel lungo termine in un mercato in crescita costante. Ciò rappresenta un’opportunità secolare per gli investitori che cercano un duplice obiettivo di rendimento finanziario e di impatto positivo e misurabile sulle questioni ambientali”. Un’opportunità che Axa racchiude sotto il cappello di “economia pulita”, un mare magnum in cui ricadono questioni diverse, dalla transizione energetica, alla spinta verso il net zero, all’emergenza della scarsità dell’acqua.

La spinta istituzionale all’economia pulita

“Di recente abbiamo assistito a una forte spinta istituzionale mirata a spingere molte questa economia pulita. Man mano che gli standard ambientali diventano più severi, le aziende devono adottare tecnologie adatte a soddisfare i requisiti normativi. Allo stesso tempo, i consumatori stanno diventando sempre più consapevoli dell’urgenza della transizione verso la sostenibilità e cercano prodotti e marchi più ecologici. Questi due fattori trainanti hanno creato una domanda resiliente di tecnologie pulite”. Le soluzioni sostenibili sono sempre di più, più innovative e a basso costo. “Ad esempio, il costo dell’energia rinnovabile ora è generalmente più conveniente rispetto a quello dei combustibili fossili e il miglioramento tecnologico delle batterie ne espande il potenziale, in concomitanza con l’impegno delle aziende verso l’obiettivo del net zero. Secondo i dati più recenti, le fonti rinnovabili hanno generato il 66% dell’elettricità dell’Ue a 27 nella prima metà di quest’anno, con una riduzione del 12% delle emissioni di carbonio rispetto allo stesso periodo pre-pandemia”.

La mobilità si fa elettrica

Nella stessa direzione si muove il mondo dei trasporti, sempre più verso l’elettrico: la ricerca va avanti a passi da gigante nelle batterie e nella gestione dell’alimentazione, migliorando l’autonomia e riducendo il costo dei veicoli. E ancora una volta grazie alla spinta normativa (leggi incentivi all’acquisto di veicoli elettrici) le vendite globali stanno accelerando rapidamente in tutti i principali mercati.

“Nonostante questi incoraggianti progressi, c’è ancora molta strada da fare se vogliamo raggiungere gli obiettivi fissati nell’accordo di Parigi sul clima”, dice O’Toole. Nel percorrere questa strada le occasioni di investimento sono diverse e sono innanzitutto in quella che il gestore di Axa definisce “energia intelligente”. “La crescente proporzione di energie rinnovabili sulla rete richiede investimenti per rafforzare la rete ma anche sistemi di stoccaggio che consentano di superare la naturale intermittenza delle fonti eolica e solare o idrica. Altre aree degne di nota sono quelle in forte sviluppo dell’idrogeno come fonte per decarbonizzare settori difficili come l’acciaio e il cemento”. Se la transizione energetica avanza a passi da gigante, temi ancora emergenti sono quelli del waste management e delle questioni ambientali legate alla supply chain alimentare. “La filiera del cibo consuma il 70% della disponibilità globale di acqua potabile, è responsabile dell’11% delle emissioni di carbonio e utilizza la metà della terra abitabile mondiale. Il CleanTech lavora a soluzioni che vanno dall’agricoltura di precisione, alla protezione sostenibile delle colture, all’agricoltura verticale e alla riduzione degli scarti per aumentare la resa delle coltivazioni, mitigando al contempo le minacce della deforestazione e della riduzione della biodiversità”, dice O.Toole.

Investire su smart agricolture, trasporti a basse emissioni, energia intelligente e conservazione delle risorse naturali

Per sintetizzare, il fondo di Axa investe su aziende che operano in quattro aree chiave: quella appena menzionata della smart agricolture; trasporto a basse emissioni di carbonio, che include case auto, produttori di batterie e dispositivi abilitanti come connettori e semiconduttori. Smart energy (aziende che supportano la transizione energetica producendo e fornendo energia rinnovabile, digitalizzando le reti elettriche e migliorando l’utilizzo dell’energia nelle fabbriche e nelle città); conservazione delle risorse naturali, che comprende tutte le imprese che mitigano i danni ambientali producendo meno rifiuti e facilitandone il riciclaggio, monitorando e riducendo l’inquinamento.

“All’interno di queste aree, cerchiamo aziende con team di gestione di alta qualità, un vantaggio competitivo sostenibile nei loro mercati, leadership tecnologica: caratteristiche che riteniamo dovrebbero consentire loro di prosperare – conclude il gestore – soprattutto società che hanno il potenziale per contribuire a una serie di obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, facendo bene al mondo. Oltre che al portafoglio dei nostri clienti”.

(Articolo pubblicato sul Magazine We Wealth – numero di settembre 2021)


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di Laura Magna

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Giornalista professionista dal 2002, una laurea in Scienze della Comunicazione con una tesi sull’intelligenza artificiale e un master della Luiss in Giornalismo e Comunicazione di Impresa. Scrivo di macroeconomia, mercato italiano e globale, investimenti e risparmio gestito, storie di aziende. Ho lavorato per Il Mattino di Napoli; RaiNews24 e la Reuters a Roma; poi Borsa&Finanza, il Mondo e Plus24 a Milano. Oggi mi occupo del coordinamento del Magazine We Wealth (e di quello di tre figli tra infanzia e adolescenza). Collaboro anche con MF Milano Finanza.

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