L’inflazione ti fa paura? Diversifica sulle materie prime

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Dal rame all’oro quali sono gli asset che difendono davvero dai super prezzi. Come muoversi nell’emergenza

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Le materie prime sono sempre state un rifugio contro l’inflazione, almeno nel medio-lungo periodo. Nel breve periodo, però, un investimento su questa asset class può subire una certa volatilità dei prezzi legata alle notizie di mercato (guerra, crisi economiche, nuovi equilibri geopolitici). Come orientarsi quindi in un’ottica di inflazione crescente per proteggere il portafoglio?

 

Il rame prevede le recessioni

 “Iniziamo dal rame, che per quanto riguarda i metalli, è direttamente correlato al ciclo produttivo. La performance nel post covid è stata eccellente, con un rialzo del 70% rispetto ai dati pre-pandemia. Ma ora il vento è cambiato e, visti i deludenti dati macro in arrivo (soprattutto quelli legati alla produzione industriale) e i minori ordini dalla Cina, il prezzo è sceso del 38% negli ultimi 4 mesi”, spiega Stefano Gianti di Swissquote. Quindi, riassumendo: “è un ottimo strumento per combattere le aspettative di inflazione, ma anche un ottimo indicatore per prevedere le recessioni (o almeno i ribassi di produttività)”. Infatti, va ricordato che le commodities sono famose per i cicli di boom-bust perché i prezzi elevati incoraggiano contemporaneamente l’offerta e frenano la domanda, quindi prezzi troppo alti per diverso tempo ne frenano la richiesta, proprio come è avvenuto recentemente anche sull’oro nero.

Inflazione-oro: 1-0

 “Il grande sconfitto nel proprio ruolo di hedge contro l’inflazione è invece l’oro giallo: grande assente dal 2021, da quando le aspettative di inflazione sono salite drasticamente come non accadeva da anni. Le cause sono principalmente due: dollaro troppo forte (+20% generalmente contro le altre principali valute) e soprattutto rendimenti in rialzo, troppo per un bene che non stacca cedole o dividendi” aggiunge Swissquote.

Il picco di inflazione è alle spalle?

 In generale esiste una forte correlazione tra aspettative di inflazione e andamento delle materie prime, lo si può vedere anche dall’andamento dell’S&P GSCI and Bloomberg Commodity Index e del famoso Thomson Reuters CoreCommodity CRB Index. “Il loro andamento confermerebbe l’ipotesi che il picco di inflazione possa essere stato raggiunto”. Per questo indice parliamo di un aumento delle quotazioni del 100% a partire da inizio del 2021, ma appunto la cosa interessante è il recente ritracciamento del 15% dai massimi visti a giugno. Quindi, se i prezzi delle materie prime scendono, il carrello della spesa avrà un costo minore nei prossimi mesi.

Il grano, prezzo in mani russe

 Non si può non parlare di derrate alimentari. In particolare, il prezzo del frumento è salito drasticamente (+120% da gennaio 2021), subendo in particolare l’inizio del conflitto Russia-Ucraina. Da quando si è iniziato a parlare di un accordo tra i due Paesi (almeno sulla fornitura di frumento), il prezzo è sensibilmente sceso, tornando addirittura sotto il prezzo medio degli ultimi due anni. La discesa del prezzo del frumento è fondamentale, visto che ben 180 milioni di persone al mondo sono a rischio carestia. Ora la domanda è: questo nuovo accordo appena siglato tra Russia e Ucraina con la mediazione della Turchia, sarà rispettato? La risposta a questa domanda (che solo Putin e pochi altri possono conoscere), detterà il prezzo per la seconda parte dell’anno. Nel caso di non mantenimento di quello che è stato promesso e firmato, i prezzi ripartiranno al rialzo, con problemi di carestia in alcuni Paesi (soprattutto asiatici).



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di Sofia Fraschini

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