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La Gsma stima che la penetrazione dei dispositivi mobili solo nell’Africa occidentale sia raddoppiata negli ultimi 10 anni
Mentre nel 2006 l’inclusione finanziaria sfiorava appena il 26% in Kenya, oggi l’83% della popolazione ha accesso a servizi finanziari di base
Grazie all’avvento di alcune società del settore, infatti, mentre nel 2006 l’inclusione finanziaria del Paese sfiorava appena il 26%, oggi l’83% della popolazione ha accesso ai servizi finanziari di base. Basti pensare a Safaricom, il gigante delle telecomunicazioni che nel 2007 ha guidato il boom economico con il suo servizio di money transfer “M-Pesa”, qualcosa di “molto simile a una banca mobile, ma senza la necessità di una connessione a internet”, spiegano gli esperti dell’Harvard business review. Ma anche Equitel, che sta “spingendo ulteriormente i confini dell’inclusione finanziaria offrendo una suite completa di servizi bancari su dispositivi mobili”.
Ma cosa può imparare il resto del mondo dal Kenya e, soprattutto, come possono tenere il passo delle fintech della savana? Uno dei primi aspetti da considerare è quello della fiducia. “Le banche tradizionali degli Stati Uniti non riescono a trasferire la fiducia necessaria in prodotti all’avanguardia”, spiegano i ricercatori, mentre il grande successo delle società fintech keniote “dipende, in gran parte, dalla loro capacità di combinare marchi affidabili a marchi emergenti”. Equitel, per esempio, sarebbe riuscita a prosperare “prendendo in prestito” la fiducia dei consumatori da marchi di lunga data come Equity Bank e Airtel (con cui ha collaborato). Insomma, la chiave è “cercare partnership che consentano ai servizi innovativi di funzionare su binari noti”. Ma anche offrire un set di soluzioni personalizzate, senza dimenticare infine la problematica dell’alfabetizzazione finanziaria. Un tema che, secondo gli esperti, potrebbe diffondersi rapidamente anche tra i millennial se solo le fintech puntassero sugli influencer.

