Iva sull’arte, la Francia conferma l’aliquota agevolata

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In Francia la finalizzazione della legge finanziaria per il 2024 vede la conferma dell’aliquota IVA ridotta al 5,5% per le importazioni di opere d’arte e l’estensione della stessa aliquota a tutte le transazioni del mercato secondario. La nuova misura entrerà in vigore dal primo gennaio 2025

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Opere d’arte in Europa, buone notizie sul fronte Iva (in Francia)

Al fine di consolidare la posizione di leader europeo nel mercato dell’arte è stata inserita nella manovra finanziaria per il 2024 francese, in corso di finalizzazione, la normativa per il recepimento della direttiva UE 2022/542 che prevede la riforma del regime Iva a livello europeo.
In tale contesto, si conferma l’adozione dell’aliquota IVA ridotta al 5,5% per le importazioni e la si estende a tutte le transazioni del mercato secondario. Non si applicherà più il regime del margine e dunque l’imposta sarà calcolata sull’intero valore delle transazioni. 

Attualmente l’aliquota Iva applicata in Francia sulle importazioni e sulle cessioni di opere da parte degli artisti è del 5,5%, tra le più basse in Europa per questa categoria di beni. Per le cessioni successive alla prima nel territorio francese viene applicata l’aliquota ordinaria del 20% ma su una base imponibile ridotta derivante dall’applicazione del regime del margine che prevede, in estrema sintesi, l’applicazione dell’imposta sulla differenza tra il prezzo di vendita e quello di acquisto e dunque solo sul margine conseguito dal rivenditore.
A partire dal primo gennaio 2025 dunque si applicherà l’Iva con aliquota del 5,5% sul valore dell’operazione a tutte le transazioni e alle importazioni.

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Regime Iva sulle opere d’arte in Francia, operatori del settore soddisfatti

Il nuovo regime Iva soddisfa gli operatori del settore. Il Comité professionnel des galeries d’art, che rappresenta sia le gallerie del mercato primario che quelle del mercato secondario francese, in un comunicato stampa del 19 dicembre rivendica il successo del risultato raggiunto. La direttiva 2022/542 approvata dai Paesi membri in sordina nell’aprile 2022 e da implementare nei singoli ordinamenti a far data dal primo gennaio 2025, rischiava di escludere l’arte tra i beni assoggettabili ad aliquota ridotta con la conseguenza che la Francia avrebbe perso il favorevole regime fiscale attualmente in uso e che le ha consentito di acquisire la leadership in Europa del mercato. 

“Un vero successo”

Il dibattito che ne è conseguito subito dopo l’allarme lanciato dal Comitè professionel des galeries, con un comunicato stampa dello scorso 22 febbraio ha portato a coinvolgere i vertici delle istituzioni e a dar vita a un gruppo di studio su come implementare la direttiva senza penalizzare il settore. L’alternativa alla soluzione poi adottata era quella di portare l’Iva sulle importazioni al 20% e di applicarla anche alle transazioni nazionali conservando però il regime del margine. Questa soluzione è stata sin dal principio contrastata dal Comitè professionel des galerie d’art. E dunque la soluzione inserita nella finanziaria 2024 può considerarsi un vero successo della categoria. 

Agevolazioni fiscali per il mercato dell’arte: l’Italia prenderà esempio?

Con la conferma dell’aliquota ridotta sulle importazioni la Francia si assicura una delle aliquote più basse in Europa e dunque continua a rappresentare il canale privilegiato per l’ingresso delle opere nel territorio UE. Poi mantenendo l’aliquota al 5,5% sulle cessioni da parte degli artisti si continua a stimolare il mercato primario. Con la riduzione dal 20% al 5,5% dell’Iva sulle vendite d’arte del mercato secondario francese si stimolerà anche il mercato interno seppur senza il regime del margine. Il regime è dunque molto competitivo. Ora bisogna vedere se altri Paesi, tra i quali anche l’Italia, seguiranno l’esempio francese per accrescere le rispettive quote di mercato.

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di Alessandro Montinari

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Specializzato in diritto tributario presso la Business School de Il Sole 24 ore e poi in diritto e fiscalità dell’arte, dal 2004 è iscritto all’Albo degli Avvocati di Milano ed è abilitato alla difesa in Corte di Cassazione. La sua attività si incentra prevalentemente sulla consulenza giuridica e fiscale applicata all’impiego del capitale, agli investimenti e al business. E’ partner di Cavalluzzo Rizzi Caldart, studio boutique del centro di Milano. Dal 2019 collabora con We Wealth su temi legati ai beni da collezione e investimento.

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