Ipo in frenata: ecco i mercati più colpiti al mondo

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Volumi in calo del 46% nel secondo trimestre dell’anno per le Ipo a livello globale. Il mercato americano incassa il crollo maggiore

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Nel secondo trimestre 2022 si contano 305 operazioni per 40,6 miliardi di dollari, in calo rispettivamente del 54 e del 65% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno

Sul mercato americano sono state chiuse 41 operazioni tra aprile e giugno per 2,5 miliardi di dollari: si parla della caduta più ampia

Brusca frenata per il mercato globale delle Ipo. Secondo l’ultimo rapporto di EY, nel secondo trimestre 2022 si contano 305 operazioni per 40,6 miliardi di dollari, in calo rispettivamente del 54 e del 65% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Complice non solo l’accresciuta volatilità di mercato ma anche le connesse tensioni geopolitiche, il crollo delle valutazioni e la debole performance dei prezzi delle azioni.

Sul mercato americano, in particolare, sono state chiuse 41 operazioni tra aprile e giugno per 2,5 miliardi di dollari; si parla in questo caso del crollo più ampio, pari al 73% in termini di volumi e al 95% in termini di proventi su base annua. Quanto al mercato asiatico si contano 181 Ipo nello stesso periodo per un valore di 23,3 miliardi di dollari, per un calo rispettivamente del 37% sulle operazioni e del 42% sui proventi. Sul mercato Emeia (Europe, Middle East and Africa) sono state concluse 83 operazioni per 14,8 miliardi di dollari, in discesa su base annua nell’ordine del 62 e del 44%. 

Guardando all’Europa si registrano 42 Ipo per un valore totale di 1,5 miliardi di dollari, pari al 15% delle operazioni e al 4% dei proventi del mercato globale. In Italia, invece, sono state messe a segno appena sette operazioni per un calo del 30% sul secondo trimestre del 2021. Crescono del +60% i proventi, pari a 0,6 miliardi di dollari.

Le 10 principali offerte pubbliche iniziali a livello globale hanno raccolto 40 miliardi di dollari, trainate principalmente dal settore dell’energia in termini di proventi. Il tech predomina invece per volume di operazioni, anche se la dimensione media delle Ipo si è contratta da 293 milioni a 137 milioni di dollari.

“La crescente volatilità del mercato, dovuta all’aumento delle tensioni geopolitiche, a fattori macroeconomici sfavorevoli, all’indebolimento del mercato azionario e delle valutazioni azionarie, e alla deludente performance post-Ipo, che hanno ulteriormente scoraggiato il sentimento degli investitori, ha vanificato qualsiasi slancio iniziale portato da un anno record in termini di Ipo come il 2021”, osserva Paola Aimino, Ipo e capital markets leader di EY in Italia

“Con la riduzione della liquidità del mercato e con l’intensificarsi degli effetti dei cambiamenti climatici e dei vincoli di approvvigionamento energetico, osserviamo come gli investitori siano diventati più selettivi e si stiano rifocalizzando su società che dimostrano modelli di business resilienti e una crescita redditizia, incorporando al contempo le tematiche Esg (ambientali, sociali e di governance) come parte dei loro valori aziendali principali”.


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di Rita Annunziata

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Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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