Investire sul Giappone: strategie vincenti per portafogli diversificati

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Opportunità di investimento nel 2024: il rally del Giappone, con l’indice Nikkei 225 che ha recentemente segnato il nuovo massimo storico nella vita dei mercati finanziari. Focus sulle strategie vincenti per portafogli diversificati

Indice

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Il contesto attuale dei mercati finanziari 

L’anno corrente, iniziato da poche settimane, sembra per ora proseguire lungo un’impostazione grossolanalmente tracciata nel 2023: sui mercati finanziari si continuano a rilevare un’elevata decorrelazione tra diversi settori, tra aree geografiche e anche tra micro-asset class, ma nel complesso non mancano le occasioni di profitto per i portafogli diversificati più dinamici e attenti alla rotazione settoriale. 

Tendenze nel risparmio gestito: focus sugli azionari giapponesi 

Gli indici di categoria Fida, rappresentativi dei prodotti del risparmio gestito, mostrano diverse asset class in considerevole allungo: tra queste spiccano gli azionari Giappone, una classe di attivi piuttosto corposa che si articola in diverse categorie. 

Performance delle large cap growth giapponesi

Oltre a quelle dedicate ai prodotti coperti in euro e in dollaro Usa, si possono suddividere i fondi a seconda della capitalizzazione di Borsa e delle prospettive di crescita. Sono le large cap growth a dominare i ranking per rendimento: nell’anno corrente avanzano di oltre il 12% (performance in euro) e su cinque anni raggiungono il +65%. 

Il ruolo strategico del mercato giapponese 

La categoria raggruppa i comparti che investono in titoli azionari prevalentemente a media e larga capitalizzazione, e primariamente di tipo “growth”: società con elevati potenziali di crescita spesso operanti su settori con elevati tassi di sviluppo. I fondi che vi afferiscono non sono molti, e ancor meno sono quelli disponibili per clientele retail italiana, ma sono idonei a realizzare in portafoglio l’esposizione al mercato del Sol Levante, un grande classico che per anni ha perso smalto, oscurato dalla tonicità dei mercati Usa, e che negli ultimi mesi sta riscroprendo un ruolo strategico. 

Record storico del Nikkei 225

Infatti, malgrado la situazione economica non particolarmente rosea, l’indice Nikkei ha recentemente segnato il nuovo massimo storico nella vita dei mercati giapponesi, crollati drammaticamente nel 1990 in seguito allo scoppio di una delle bolle speculative più grandi di tutti i tempi. Il Nikkei 225 riassume l’andamento delle azioni delle 225 aziende di maggior rilievo e pertanto è indicativo della salute dei mercati finanziari e dell’economia giapponese (soprattutto se avvallato dal ToPIX, che nella sua versione estesa raccoglie quasi 2000 aziende).
Poche sedute fa, quindi, è stato infranto un record che durava da oltre 34 anni, cioè dal 29 dicembre 1989. Un record che in parte sorprende gli operatori, se contestualizzato in un’economia reale debole, indici macroeconomici che indicano recessione e diffuso malcontento, nonché scarsa credibilità del governo attuale.

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Fattori di ottimismo e considerazioni critiche

Ovviamente ci sono però anche fattori che spiegano il rally del Sol Levante

Il primo ha un certo carattere tecnico ed è determinato dal ribilanciamento strategico di molti portafogli: gli investitori, soprattutto istituzionali, stanno convogliando in Giappone parte del capitale prima esposto alla Cina, paese che pare aver dato molto per un ventennio e che ora risulta, ormai da anni, troppo debole per giustificare quote importanti di portafoglio. I problemi che investono il Giappone, pur non trascurabili, paiono meno destabilizzanti e l’area risulta quindi preferibile per realizzare l’esposizione al continente asiatico.

Di primaria importanza, inoltre, l’impatto delle politiche monetarie e degli equilibri valutari: negli ultimi due anni nella quasi totalità dei paesi sviluppati abbiamo assistito a un considerevole inasprimento dei tassi ufficiali, mentre in Giappone il tasso di riferimento è fermo a -0,10% dal 2016. Ne è derivato un indebolimento dello Yen sul piano internazionale che oggi pare essersi stabilizzato: per un investitore statunitense o europeo, investire in Giappone oggi è più conveniente di prima, a parità di altri fattori. 

Inoltre il peso rilevante del settore tecnologico sugli indici giapponesi gioca un ruolo importante: alcuni titoli come Tokyo Electron, protagonista nella filiera dei semiconduttori che da inizio anno avanza di quasi il 40%, trascinano facilmente l’indice di Borsa.
Non mancano quindi le ragioni per essere ottimisti, ma è necessario osservare ogni aspetto con un occhio critico. Se da un lato un nuovo record storico è indubbiamente un segnale forte – soprattutto in un mondo dominato dalle negoziazioni automatiche – dall’altro il pensiero va inevitabilmente alla persistenza e alla durata di una crisi il cui precursore erano stati proprio i grandi flussi di investimento dall’estero. 

Strategie di investimento e diversificazione nel contesto giapponese 

Ad oggi, l’esposizione all’economia giapponese è rinnovata nella sua funzione in portafoglio: la diversificazione grazie a mercati con dinamiche monetarie indipendenti rispetto al resto del globo, ma parallelamente intimamente legate al fenomeno mainstream, ma ormai strutturale, dell’intelligenza artificiale. 

Offerta del risparmio gestito e opportunità per gli investitori 

L’offerta del risparmio gestito è indubbiamente adeguata alle esigenze: gli Isin disponibili alla clientela retail italiana sono circa 270 (inoltre troviamo una trentina di Etf quotati su Borsa Italiana) e coprono politiche di investimento dalla più generica alle maggiormente specifiche, con una dispersione dei rendimenti facilmente leggibile e interpretabile. I costi di gestione sono mediamente adeguati, considerata la gestione attiva e i costi di transazione in linea con il mercato di riferimento. 

Un’occasione quindi per gli investitori almeno moderati e con orizzonti temporali non particolarmente stringenti.


(Articolo scritto in collaborazione tra Luca Lodi, head of R&D Fida, e Monica Zerbinati, financial analyst Fida)


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di Luca Lodi

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Head of R&D di Fida-Finanza Dati Analisi, coordina le attività di ricerca, sviluppo e formazione del gruppo ed è consigliere di amministrazione. Sviluppa metodologie quantitative per l’analisi di portafoglio, strumenti e mercati finanziari. Negli anni precedenti presso Adb ha gestito il settore banche dati e poi l’ufficio studi. Giornalista pubblicista scrive in particolare di mercati e strumenti finanziari, analisi di portafoglio e fintech.

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