Investire all’incontrario

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Quando parlo ai miei clienti uso spesso questa espressione: “investire all’incontrario”. È un modo per far capire loro l’importanza dell’incidenza dell’inflazione sui loro investimenti.

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Caro lettore, se ora ti trovi qui a leggere l’articolo è perché in qualche modo devo aver attirato la tua attenzione dal titolo.
Quando parlo ai miei clienti uso spesso questa espressione: “investire all’incontrario”. È un modo per far capire loro l’importanza dell’incidenza dell’inflazione sui loro investimenti.

Molti affermano che con i propri risparmi preferiscono piuttosto guadagnare poco, pur di non perdere capitale in investimenti sbagliati. Quando però chiedo loro cosa intendano con “guadagnare poco”, non sanno quasi mai dare una risposta precisa o quantomeno ragionevole. Questo perché la maggior parte di loro si sofferma sul rendimento “nominale” e non su quello “effettivo”.

Chiarisco con un esempio. Se ho un rendimento dello 0,50% (rendimento “nominale”), con un tasso di inflazione al 2,1% (dati ISTAT su base annua al 31/8/21), otterrò un rendimento “effettivo” dell’1,6%, in negativo però. In altre parole dovrò sborsare tale somma in più per acquistare i soliti prodotti.

È qui che diventa arduo far capire a un risparmiatore che tenere tutti i propri risparmi, o gran parte di essi, fermi sul conto corrente è appunto equivalente a “investire all’incontrario”, bruciare capitale invece di farlo crescere.

In un mio precedente articolo, in cui chiarivo gli effetti dell’inflazione, raccontai la metafora del bicchiere d’acqua messo davanti alla finestra in piena estate: alla sera il suo livello si sarà abbassato a causa dell’evaporazione per effetto del sole.  Lo stesso accade con il denaro.

Molti preferiscono tenere fermi sul conto corrente i propri risparmi, pur consapevoli di quanto ci rimetteranno a causa dei costi applicati dalle banche, per paura del rischio di perdita che un investimento può contemplare. Non si rendono conto però che, così facendo, vanno incontro a una perdita di denaro assicurata.

Di certo le esperienze dei vari default come Argentina, Cirio, Parmalat, Banche Venete, Banca Etruria e molte altre ancora, avute in passato, seppur non vissute in prima persona, hanno lasciato un segno. Ma questi avvenimenti non rappresentano un buon motivo per non investire.

Per le banche ordinarie far sì che molte persone lascino tanta liquidità sui conti è molto conveniente, in quanto in questo modo si finanziano a basso costo. Si muovono quando dall’alto arriva la direttiva di qualche prodotto da collocare. Non certo per l’interesse del cliente.

Bisogna pensare di adottare un approccio simile a quello usato per riporre gli alimenti nel frigorifero. Di certo non verrà sistemato tutto in congelatore, in quanto non tutti gli alimenti hanno bisogno di una lunga conservazione. Tantomeno nel ripiano in basso destinato ai prodotti consumati in breve periodo.
Ogni prodotto ha la sua utilità e di conseguenza la sua destinazione.

Lo sapevano bene le nostre nonne che riponevano accuratamente del denaro in buste con scritto sopra da loro destinazione. Perché non usare la stessa razionalità anche con il nostro denaro? Non bisogna inventare nulla di nuovo!


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di Frontini Silvio

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