Investimenti in tecnologia: su cosa punterà il Wealth nel 2023

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L’architettura dei dati si prepara a guadagnare uno spazio sempre maggiore in cima alla lista delle priorità di spesa (tecnologiche) del wealth management. Ecco perché

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L’indagine è stata condotta nel mese di novembre somministrando un sondaggio a un campione di 39 società leader nei settori del wealth e dell’asset management con 6mila miliardi di masse in gestione

Le principali funzionalità sulle quali l’industria intende puntare per migliorare l’esperienza del cliente includono dati in tempo reale, personalizzazione e una maggiore trasparenza delle informazioni sugli investimenti

Le società di gestione patrimoniale, secondo una nuova analisi di F2 Strategy, continueranno a investire in tecnologia anche quest’anno. Una fetta significativa della torta sarà volta a migliorare l’esperienza digitale di clienti e consulenti, ma l’architettura dei dati (dalla raccolta all’elaborazione fino alla loro distribuzione e utilizzo) si prepara a guadagnare uno spazio sempre maggiore in cima alla lista delle priorità di spesa.

L’indagine è stata condotta nel mese di novembre somministrando un sondaggio a un campione di 39 società leader nei settori del wealth e dell’asset management con 6mila miliardi di masse in gestione. Percependo sempre più la pressione di offrire un’esperienza digitale eccellente, come anticipato in apertura, le società di gestione patrimoniale pongono l’evoluzione tecnologica delle piattaforme per clienti e consulenti al primo posto delle iniziative su cui intendono investire nei prossimi 12 mesi. Seguono nella top5 gli investimenti in piattaforme di servizi fiduciari, nell’introduzione o nel miglioramento di nuovi sistemi Crm (customer relationship management, ndr), nella gestione del portafoglio e nella reportistica sulle performance.

Le principali funzionalità sulle quali l’industria del wealth e dell’asset management intende puntare per migliorare l’esperienza del cliente includono in particolare un’esperienza mobile-friendly, dati in tempo reale, personalizzazione, condivisione di documenti e sms, e infine una maggiore trasparenza delle informazioni sugli investimenti. Ma occorrono anche dati migliori, avvertono da F2 Strategy. Per questa ragione, le società di gestione patrimoniale stanno concentrando i propri sforzi sull’architettura dei dati al fine di costruire quella che viene definita una “spina dorsale” che possa supportare una client experience su misura.

Come dichiarato a FinancialPlanning da Doug Fritz, co-fondatore e ceo di F2 Strategy, circa il 54% delle società di gestione patrimoniale intervistate intende investire le proprie risorse nell’architettura dei dati nel 2023. Ma è necessario che definiscano la propria strategia e i propri obiettivi in materia di dati, nonché le pratiche e i processi di utilizzo degli stessi per ottenerne il massimo dei vantaggi. “Sono entusiasta del fatto che, finalmente, il settore riconosca la necessità di intervenire sui dati. Bisogna lavorare sui dati, organizzarli, centralizzarli e renderli coerenti, in modo da poter ottenere approfondimenti e risposte coerenti per i propri clienti”, interviene Fritz. “Ho abbastanza asset in portafoglio? Di che tipo di asset ho bisogno per raggiungere le mie esigenze in termini di flussi di cassa quando andrà in pensione? Questo tipo di informazioni proviene in genere da due o tre fonti diverse e, nella maggior parte degli studi, non sono state organizzate e centralizzate”.

Secondo Fritz, resta tuttavia sorprendente che le aziende continuino a destinare risorse all’evoluzione tecnologica nonostante le difficoltà di mercato. Un fenomeno confermato anche da una recente survey di FinancialPlanning, secondo la quale la tecnologia si posiziona oggi in cima alle priorità di spesa dei gestori patrimoniali, superando formazione, assunzioni, compensi e acquisizione di clienti. Tuttavia, i consulenti non sempre sono sicuri delle scelte tecnologiche intraprese: un ulteriore studio di Advisor360° pubblicato a inizio novembre ha rivelato come la maggior parte di essi ritenga che scelte tecnologiche sbagliate siano costate loro clienti.


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di Rita Annunziata

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Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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