Inflazione Usa, la Fed pronta a ridurre gli stimoli

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I dati sull’inflazione Usa, insieme alla crescita robusta dei nuovi posti di lavoro, alimentano le pressioni sulla Fed su una possibile correzione dell’attuale politica monetaria ultra accomodante. Ecco cosa ne pensano gli analisti

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Nel mese di luglio i prezzi Usa sono saliti del 5,4%, in linea con i dati di giugno ma lievemente oltre le attese degli analisti (5,3%)

Mary C. Daly della Federal Reserve Bank di San Francisco ha rivelato che la banca centrale potrebbe iniziare a ridurre anticipatamente gli stimoli entro la fine dell’anno

Antonio Cesarano: “Al momento la view rimane in attesa del simposio di Jackson Hole, in cui Powell potrebbe rendere noto che siamo più vicini al tapering”

Nessuna accelerazione ma una sostanziale stabilità. Nel mese di luglio i prezzi Usa sono saliti del 5,4%, in linea con i dati di giugno ma lievemente oltre le attese degli analisti (5,3%). Uno scenario che sembrerebbe aver allontanato almeno temporaneamente i timori di una riduzione degli stimoli monetari da parte della Federal Reserve che, come ricorda Antonio Cesarano, chief global strategist di Intermonte, ha “etichettato l’inflazione come fattore transitorio”. Ma che, associato alla crescita robusta dei nuovi posti di lavoro creati (si parla di 943mila unità a luglio, con il tasso di disoccupazione scivolato al 5,4% dal 5,9% del mese precedente), lascia comunque aperti alcuni punti di domanda in attesa del simposio di Jackson Hole del 26-28 agosto.

Le attese degli alti funzionari della Fed

Mary C. Daly, presidente e ceo della Federal Reserve Bank di San Francisco, ha rivelato in un’intervista al Financial Times che la banca centrale statunitense potrebbe iniziare in realtà a ridurre anticipatamente gli stimoli entro la fine dell’anno, considerando la forza del rimbalzo economico. “Resto molto ottimista sull’autunno e sui continui miglioramenti nelle variabili chiave a cui guardiamo”, ha dichiarato nella giornata di mercoledì. “Questo significa che, dal mio punto di vista, è opportuno iniziare a discutere rispetto alla riduzione del livello della politica accomodante che stiamo offrendo all’economia, e il punto di partenza sono ovviamente gli acquisti sul mercato”, spiega, optando per un intervento in tal senso entro la fine del 2021 o l’inizio del 2022 (quando, stima, saranno raggiunti gli obiettivi della Fed di inflazione al 2% e piena occupazione).

Secondo Daly, il deficit si ridurrà man mano che i timori legati alla crisi pandemica svaniranno, i problemi sull’assistenza all’infanzia saranno risolti e le indennità di disoccupazione saranno gradualmente ritirate. Ma il miglioramento del contesto economico ha acceso un ampio dibattito tra gli alti funzionari della banca centrale rispetto al timing del tapering. Esther George, presidente della Kansas City Fed, ha affermato che è giunto il momento di passare da un’impostazione straordinaria della politica monetaria a un’impostazione più neutra. Opinioni in linea con quelle di James Bullard della St Louis Fed e Robert Kaplan della Dallas Fed, che mercoledì hanno dichiarato in un’intervista a Cnbc che la banca centrale statunitense dovrebbe annunciare il tapering a settembre e iniziare a ridurre i suoi acquisti mensili di titoli di Stato a ottobre. Tempistiche confermate dal governatore della Fed Christopher Waller a inizio agosto, posto che i dati sul lavoro restino solidi. Il rischio principale rispetto a queste stime, per i funzionari della Fed, è una diffusione allarmante della variante Delta, anche se Daly ha affermato che avrebbe un impatto economico limitato.

Cosa ne pensano invece gli analisti?

Tornando alla view di Cesarano, il dato sull’inflazione Usa di luglio è rimasto innanzitutto invariato per due ragioni: “la moderazione di alcune componenti che avevano registrato un forte rialzo post riaperture (in particolare prezzi delle auto e trucks usati, da +10,5 a +0,2% m/m, noleggio di auto e trucks, da +5,2% a -4,6% m/m, biglietti aerei, da +2,7 a -0,1% m/m)” e la “continuazione dell’accelerazione dell’importante componente affitti (che pesa per oltre un terzo del totale)”. Secondo lo strategist, proprio quest’ultimo aspetto potrebbe “dare più forza a chi all’interno del board è a favore di un tapering sbilanciato soprattutto sulla riduzione di titoli aventi come sottostanti i mutui, attualmente acquistati per 40 miliardi di dollari mensili contro gli 80 miliardi di Treasury”.

Come anticipato in apertura, gli occhi restano dunque puntati sul simposio di Jackson Hole di fine agosto in cui il presidente Jerome Powell potrebbe “rendere noto che siamo più vicini al tapering”, ricorda Cesarano. “Ma occorrono ancora conferme, in attesa soprattutto dei dati sul mercato del lavoro di settembre e ottobre, a meno di dati di settembre incredibilmente sopra le attese, ipotesi quest’ultima che al momento appare meno probabile alla luce anche delle riaperture delle scuole oggi in Us che potrebbero rallentare nel breve il processo di incremento di coloro che cercano attivamente lavoro”, conclude.

Secondo Filippo Diodovich, senior market strategist di IG Italia, i dati sull’inflazione restano “nel range di tolleranza della Fed” e Powell potrà prendersi ancora tempo prima di cambiare le strategie monetarie in essere. “Rimaniamo però dell’idea che una normalizzazione monetaria arriverà presto, sulle richieste non solo di alcuni membri hawkish (termine anglofono che nel contesto macroeconomico indica una linea di condotta rigida e meno accomodante, adottata dalle banche centrali o da un policy maker, ndr) del Federal open market committee (Fomc) ma anche della stessa politica statunitense”, osserva, attendendosi un annuncio sull’inizio del processo di tapering nel meeting Fomc di settembre in occasione delle nuove proiezioni sulle principali variabili macroeconomiche.


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di Rita Annunziata

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Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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