Inflazione in vista, ma sarà temporanea

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Nel giovedì delle banche centrali, Lagarde e Powell cercano di tranquillizzare i mercati: l’inflazione sarà temporanea ed è ben lontana dagli obiettivi

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JP Morgan si attende che l’inflazione al consumo negli Stati Uniti raggiungerà il picco del 2,6% su base annua entro aprile o maggio, prima di stabilizzarsi intorno al 2,3% entro la fine di quest’anno

Lagarde ha annunciato che una probabilmente ci sarà un’impennata al 2% verso fine anno, ma già nel 2022 si riassesterà all’1,3% e all’1,4% 2023

Gli indicatori di mercato che catturano le aspettative di inflazione, attentamente monitorate dai responsabili della politica monetaria, lasciano pochi dubbi: gli investitori si aspettano una forte ripresa economica, ancor di più alla luce dei nuovi stimoli pari a 1,9 mila miliardi di dollari in procinto di essere immessi nell’economia statunitense, e dunque un’inflazione più alta. Il tasso del Treasury a 10 nelle ultime settimane, a seguito di un persistente sell-off, è passato dallo 0,8% a orbitare intorno al 1,5%. Questa settimana le banche centrali hanno provato a tranquillizzare i mercati. Ci riusciranno?
La curva dei tassi all’inflazione degli Stati Uniti, che segue le previsioni di inflazione degli investitori, si è capovolta, con i tassi a breve termine che eclissano le loro controparti a lungo termine. Ciò è accaduto in precedenza su base sostenuta nel 2008, durante la crisi finanziaria globale. Il tasso a due anni, derivato dai titoli di Stato statunitensi protetti dall’inflazione, si aggira ora al 2,7%, mentre l’indicatore a cinque anni ha recentemente raggiunto il 2,5%. Il tasso a 10 anni è rimasto leggermente indietro, al 2,3 per cento. Le aspettative di inflazione a breve superano quelle di lungo periodo. Jay Powell, presidente della Federal Reserve, si è unito a Janet Yellen, segretario al Tesoro, nel minimizzare le preoccupazioni. Powell ha recentemente affermato che qualsiasi aumento dell’inflazione non sarebbe “né grande né sostenuto” e ha sottolineato che l’economia è ancora molto lontana dall’obiettivo della banca centrale statunitense di un’inflazione media del 2%. L’indice dei prezzi delle spese per consumi personali di base attualmente langue all’1,5%. Anche JP Morgan, il cui consensus circa la crescita economica degli Stati Uniti è al 7,3%, è dello stesso avviso circa la transitorietà dell’inflazione. L’istituto si attende che l’inflazione al consumo raggiungerà il picco del 2,6% su base annua entro aprile o maggio, prima di stabilizzarsi intorno al 2,3% entro la fine di quest’anno e per tutto il 2022.
Attraversando l’Atlantico la musica non cambia. In Europa, i tassi sul mercato obbligazionario sono in aumento. Giovedì una prima reazione è arrivata dall’Eurotower: Lagarde ha annunciato che la Bce aumenterà il ritmo degli interventi in modo «significativo» nel trimestre. “I tassi di interesse di mercato sono aumentati dall’inizio dell’anno, il che mette a rischio le condizioni di finanziamento più ampie”, ha avvertito Lagarde. “Se considerevoli e persistenti, gli aumenti di questi tassi di interesse di mercato, qualora lasciati incontrollati, potrebbero tradursi in un inasprimento prematuro delle condizioni di finanziamento per tutti i settori dell’economia. Ciò”, ha puntualizzato Lagarde, “è indesiderato in un momento in cui è ancora necessario preservare condizioni di finanziamento favorevoli per ridurre l’incertezza e rafforzare la fiducia, sostenendo in tal modo l’attività economica e salvaguardando la stabilità dei prezzi nel medio termine”.

Per ciò che concerne la recente accelerazione dell’inflazione nell’area euro, Lagarde ha riconosciuto che è stata dovuta soprattutto a “fattori transitori”, tra cui i rialzi dei prezzi dell’energia. “Sebbene le nostre ultime previsioni prevedano un graduale aumento delle pressioni inflazionistiche sottostanti, confermano che le prospettive di inflazione a medio termine rimangono sostanzialmente invariate e al di sotto del nostro obiettivo di inflazione”, ha evidenziato il numero uno dell’Eurotower, che ha stimato nel contempo un’inflazione al 2022 dell’1,3% e al 2023 dell’1,4%, riconoscendo la possibilità di una probabile impennata al 2% verso fine anno.


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di Lorenzo Magnani

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Laureato in Finanza e mercati Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano, nella redazione di We Wealth scrive di mercati, con un occhio anche ai private market. Si occupa anche di pleasure asset, in particolare di orologi, vini e moto d’epoca.

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