Inflazione e volatilità: i mercati emergenti tifano per la pace

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Il conflitto tra Ucraina e Russia ha delle ripercussioni anche sui mercati emergenti, alle prese con inflazione e volatilità dei mercati finanziari. Si salva la Cina

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Le prospettive macroeconomiche per i mercati emergenti in Europa, Medio Oriente e sono cambiate considerevolmente da fine novembre 2021 a causa del conflitto Russia-Ucraina

S&P ha rivisto al ribasso le proprie previsioni di crescita per i paesi emergenti di 0,6 punti percentuali nel 2022 e di 0,2 punti percentuali nel 2023

La guerra non fa bene ai paesi emergenti. Tant’è che S&P Global Ratings ha abbassato le proprie previsioni di crescita del pil reale per i mercati emergenti al 4,0% nel 2022 e al 4,3% nel 2023 (dal 4,8% e 4,4%, rispettivamente). Russia a parte, la maggior parte della revisione al ribasso della crescita proviene dagli EM in Europa, mentre l’impatto sulla crescita è più contenuto altrove. Ecco l’outlook di mercato per i prossimi mesi.

Inflazione in aumento

Gli shock negativi sull’offerta derivanti dall’aumento dei prezzi delle materie prime e dei costi logistici rafforzeranno l’aumento dei prezzi. Anche se i produttori di materie prime beneficeranno di prezzi più alti, l’inflazione dei prezzi al consumo nell’EM medio sarà di 1,2 punti percentuali più alta nel 2022 rispetto a quanto stimato da S&P a novembre, il che eroderà sul potere d’acquisto delle famiglie. Alla luce dell’intensificarsi della pressione inflazionistica, S&P si attende una politica monetaria più restrittiva nella maggior parte delle banche centrali di questi paesi, nonostante l’impatto economico del conflitto, specialmente considerando che la Fed prevede una stretta più rapida. La previsione è di un aumento del tasso dei fondi federali di 175 punti base nel 2022, seguito da un aumento cumulativo di 100 bps nel 2023 e un nuovo annuncio sulla strategia di riduzione del bilancio già a maggio. Non una buona notizia per i mercati.

Mercati finanziari instabili

I rischi simultanei di un inasprimento più rapido da parte della Fed e di un sentiment negativo degli investitori legato al conflitto potrebbero infatti innescare volatilità sui mercati finanziari, portando a tassi di cambio più deboli e a rendimenti significativamente più alti. La guerra farà sentire le sue ricadute non solo sui listini azionari. I prezzi dell’energia rimarranno infatti probabilmente più alti nei prossimi mesi, con S&P che ora ipotizza una media di 85 dollari al barile per il resto dell’anno. In particolare, l’impatto più acuto del conflitto sui mercati chiave delle materie prime e sulle supply chain e sulla fiducia globale si verificherà nel primo e nel secondo trimestre, con un impatto persistente, ma minore, nel resto dell’anno. Un presupposto chiave è che i flussi di energia dalla Russia non si interrompano.

Cina in tenuta

Infine, lato Cina, S&P Global è dell’avviso che la reazione politica della Cina compenserà il rallentamento della crescita dovuto al conflitto Russia-Ucraina, per questo ha mantenuto il tasso di crescita previsto per quest’anno sostanzialmente invariato intorno al 4,9%. Il canale principale di tale crescita saranno gli investimenti pubblici.


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di Lorenzo Magnani

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Laureato in Finanza e mercati Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano, nella redazione di We Wealth scrive di mercati, con un occhio anche ai private market. Si occupa anche di pleasure asset, in particolare di orologi, vini e moto d’epoca.

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