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Istat: “A febbraio il fatturato dell’industria, al netto della stagionalità, segna il terzo incremento consecutivo su base congiunturale”
Il nodo riaperture potrebbe pesare su almeno la metà delle imprese italiane: sono 116mila i pubblici esercizi che non godono di uno spazio esterno
Per i centri commerciali, la chiusura del weekend ha tagliato il giro d’affari del 40% rispetto al 2019 e il fatturato annuo di 56 miliardi di euro
Decreto “riaperture”: penalizzata la metà delle pmi
Intanto il Consiglio dei ministri, riunitosi nella giornata del 21 aprile a Palazzo Chigi, ha approvato un decreto-legge per la graduale ripresa delle attività economiche e sociali. Un testo che delinea il cronoprogramma relativo alla progressiva eliminazione delle restrizioni. A partire dai ristoratori che, dal 26 aprile, potranno riaprire le proprie attività all’aperto sia a pranzo che a cena in zona gialla, mentre dal 1° giugno anche al chiuso, ma solo a pranzo. Dal 15 maggio sarà consentita l’attività nelle piscine coperte e dal 1° giugno nelle palestre al chiuso, oltre all’apertura al pubblico di manifestazioni ed eventi sportivi di interesse nazionale. Un’impostazione che accoglie solo in parte il benestare delle associazioni del settore.
Annc-Coop, Ancd-Conad, Confcommercio, Confimprese, Cncc-Consiglio nazionale dei centri commerciali e Federdistribuzione, tra l’altro, chiedono al “governo di permettere a tutti i punti vendita di centri, parchi e gallerie commerciali di riprendere l’attività anche nei fine settimana, nel rispetto dei protocolli di sicurezza”, scrive in una nota la Confederazione generale italiana delle imprese, delle attività professionali e del lavoro autonomo. Sottolineando come solo la chiusura del weekend, operativa da oltre sei mesi, abbia generato un crollo del giro d’affari del 40% rispetto al 2019 e tagliato il fatturato annuo di 56 miliardi di euro. Senza dimenticare poi il nodo dei ristori economici, considerati “quasi nulli e inadeguati a coprire le perdite già consolidate”. Secondo le associazioni, è necessaria dunque un’urgente “iniezione di liquidità nel sistema per le imprese di tutte le dimensioni, che potrebbe passare anche da uno spostamento temporale delle scadenze fiscali e previdenziali, da un rafforzamento degli strumenti e una semplificazione delle procedure di accesso al credito agevolato, con tempi rapidi e certi, da una nuova misura sugli affitti, con la previsione del credito di imposta anche per il 2021”.

