In ostaggio delle banche centrali

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“Si esce poco la sera, compreso quando è festa”. Il 2020 sembra rispecchiare alla perfezione le parole di L’anno che verrà, brano cult di Lucio Dalla. Un anno che, come il prossimo, sarà dominato dall’incertezza, come spiega a We Wealth Francesco Caruso, fondatore della società di advisory indipendente Cicli & Mercati

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Quanto di ciò che sta succedendo sui mercati finanziari è frutto della pandemia e quanto delle storture pregresse? “A novembre dello scorso anno ci si poteva aspettare un 2020 volatile, con indispensabili correzioni. C’era una compiacenza esagerata nei confronti dei mercati azionari, ma da qui ai buchi neri che ci circondano ora il passo è lungo”, chiarisce Francesco Caruso, fondatore di Cicli & Mercati. “Le banche centrali già prima erano intervenute a piè pari nella formazione del prezzo degli asset finanziari, ma dopo la pandemia questa cosa è letteralmente esplosa”

In questo scenario, in quali direzioni può muoversi l’investitore?

Delle famose quattro stanze nelle quali storicamente si è sempre mosso – liquidità, obbligazioni governative, bond con un rischio più alto (come high-yeld, corporate ed emergenti) ed equity – è rimasto ben poco. Non ci sono rendimenti nel reddito fisso e il mercato azionario è stra- volto da eventi che si susseguono vorticosamente. L’investitore sembra assumere un atteggiamento passivo-aggressivo. Privo di strategia e di timing, semplicemente rimane investito senza muoversi e pretende dalle banche centrali e dai governi che difendano i suoi rendimenti.

Banche centrali e governi lo assecondano?

La Fed per cercare di mantenere lo spread tra la parte corta e quella lunga della curva a livelli accettabili, opera a mercati aperti sostenendo gli Etf azionari o gli Etf specializzati sui bond ad alto rendimento o gli stessi bond governativi. È praticamente un controllo orwelliano degli asset finanziari, all’interno del quale c’è una situazione economica molto disarticolata, con settori massacrati e altri settori che dal Covid hanno avuto invece una spinta incredibile. Prima della pandemia, i titoli tech erano in crescita, ma adesso sono un settore “dopato” che rappresenta da solo un quarto dell’indice americano. Il Nasdaq una volta arrivato al top contiene in pancia un ribasso potenziale del 20-30% che si paleserà quando, dopo aver trovato il vaccino, l’avremo prodotto e distribuito in massa. A quel punto ci sarà un travaso. Si venderà il Nasdaq per investire, spero, nel Dow, in una economia più reale hanno 

Come dovrebbe contenere un buon portafoglio per il 2021?

Equity e Usa, ma non titoli tecnologici. Io continuo a sostenere che l’Asia sia uno dei temi dominanti del futuro, quindi Asia. E poco oro. Massimo un 5%. I bond governativi non rendono più niente. A un certo momento tutte le grandi istituzioni avranno bisogno di flussi cedolari. E gli unici angoli dove è possibile trovare questi flussi sono high-yield ed emerging bond, che metterei nel paniere in una buona proporzione, insieme a un pochino di inflation linked. Comunque adotterei una strategia prudente e un po’ attendista. Diciamo che investirei solo il 40-50% all’inizio del 2021, riservandomi di posizionare il resto gradatamente.

Qualche analista mette in evidenza il pericolo di un aumento delle tensioni sociali. C’è una relazione tra possibili sommovimenti e l’andamento dei listini?

No. Sono due animali separati. Tu puoi avere il mondo del finale del film Joker, dove mettono a ferro e fuoco Gotham City, con le Borse che salgono. Ma il vero pericolo è un altro: ovvero ritenere questo un ciclo normale. Non lo è affatto.


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di Contributors We Wealth

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