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Il Mezzogiorno ha incassato nell’anno della crisi un calo del prodotto interno lordo dell’8,4% rispetto al 2019, a fronte di un dato nazionale del -8,9%
Il 34% delle imprese della regione ha realizzato investimenti nel triennio 2018-2020 (due punti percentuali in meno rispetto alla media nazionale)
Scudieri: “La fase di ripresa economica a livello nazionale può essere la vera occasione per consentire un recupero almeno parziale dello storico gap con il resto d’Italia”
“I dati dimostrano che esiste un Mezzogiorno che nonostante tutto riesce a essere competitivo”, osserva Paolo Scudieri, presidente di Srm. “La fase di ripresa economica a livello nazionale – con il supporto delle risorse del Pnrr e delle riforme necessarie a modernizzare il Paese – può essere la vera occasione per consentire un recupero almeno parziale dello storico gap con il resto d’Italia e permettere al Mezzogiorno di contribuire alla ripartenza” della Penisola nel suo complesso, conclude. Dello stesso avviso anche Massimo Deandreis, direttore generale del centro studi, secondo il quale “occorre cambiare passo guardando al futuro” e concentrare “gli sforzi di tutti per non perdere la più grande occasione per il sud e per l’Italia rappresentata dal Pnrr”.
Ma a che punto sono le aziende meridionali quando si parla di innovazione, digitalizzazione e ambiente? Stando allo studio, 15.695 possono essere definite “innovative”, il 17% del dato nazionale. Un numero comunque in crescita rispetto al 2014 di circa il 52% (in Italia si parla del +34,3%). Tuttavia, l’87% delle realtà considerate con almeno 10 addetti riporta un livello “basso” o “molto basso” di adozione delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (contro una media nazionale dell’82%). Sulla scia dell’emergenza sanitaria, crescono intanto le aziende che offrono informazioni sui prodotti offerti sui propri siti web, dal 28,2% del 2019 al 47,7% del 2020. Quanto al capitolo “green & circular economy”, invece, la bioeconomia vale nel Mezzogiorno 23,6 miliardi di euro pari al 6,7% dell’economia della regione nel suo complesso e al 23,6% della media nazionale. A contribuire maggiormente in tal senso sono Campania, Puglia e Sicilia, che generano complessivamente circa il 67% della bioeconomia meridionale. Dal punto di vista socioeconomico, si parla infine di 730mila addetti impegnati nelle produzioni bio (il 36,4% del dato italiano).

