Il private banking del futuro, tra sfide e opportunità

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Nell’industria del private banking, competenze e tecnologia saranno determinati per il futuro successo degli operatori. I risultati dello studio realizzato da Aipb in collaborazione con Strategy&, società del network PwC

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Il segmento del private banking  rappresenta circa il 25% del totale del risparmio privato italiano e, sul fronte dell’offerta, è caratterizzato da una elevata frammentazione, con i primi 10 operatori che detengono il 70% della quota di mercato.

La maggioranza degli operatori intervistati nella survey condotta da PwC e Strategy& ha indicato l’integrazione dei criteri esg nella selezione dei prodotti come un’area di “alta priorità” (79%) mentre la metà del campione considera altamente prioritaria l’evoluzione della gamma verso prodotti illiquidi che investono in economia reale

A detta del report, i futuri protagonisti dell’industria saranno gli operatori che si dimostreranno “capaci di trasformare ed evolvere il proprio modello di business sostenendo investimenti significativi, in primis in competenze e tecnologia”

Come si evolverà l’industria del private banking? Un nuovo studio pubblicato da Aipb (Associazione italiana private banking) in collaborazione con Strategy&, società di consulenza strategica del network PwC, ha cercato di rispondere a questa domanda, ripercorrendo i principali trend in atto e puntando ad analizzare i futuri sviluppi del mercato. Un mercato che, stando al report, se da un lato risulta ancora attrattivo, alla luce dell’alto potenziale attribuito all’industria dagli investitori e della sua elevata profittabilità nel panorama dei servizi finanziari, dall’altro, deve fare i conti con una marginalità in calo da diversi anni e che, nel prossimo futuro, potrebbe essere messa ancora sotto pressione, sia sul lato dei costi che su quello dei ricavi.  All’interno dello studio vengono presentate le principali evidenze emerse da una survey condotta tra agosto e settembre 2020 sui responsabili del private banking associati ad Aipb, operatori i cui asset in gestione risultavano pari a 880 miliardi di euro a settembre 2020.

La ricerca, che fornisce una fotografia dell’industria, evidenzia come il segmento del private banking  – rivolto alle famiglie con patrimoni finanziari netti superiori 500 mila euro – rappresenti circa il 25% del totale del risparmio privato italiano e, sul fronte dell’offerta, sia caratterizzato da una elevata frammentazione, con i primi 10 operatori che detengono il 70% della quota di mercato. In riferimento allo scenario attuale, la crescita significativa del tasso di risparmio delle famiglie italiane registrata per effetto della pandemia – che rappresenta un potenziale volano per il mercato – è andata di pari passo con una forte avversione al rischio e quindi all’accumulo di liquidità.

In un periodo caratterizzato da una forte incertezza, emerge un importante opportunità per gli addetti ai lavori, con oltre un terzo del mercato che ritiene che la maggiore volatilità genererà un significativo aumento della domanda di consulenza da parte dei clienti, sempre più propensi a voler essere accompagnati nelle scelte di investimento. In questo contesto, “mantenere un’ottica di medio-lungo termine sarà chiave per difendere i patrimoni dei clienti e gli investimenti in economia reale potranno rappresentare un’opportunità importante di diversificazione di portafoglio” evidenzia il report, sottolineando come l’industria abbia colto questo aspetto. Guardando infatti allo sviluppo di nuovi servizi e prodotti rivolti alla clientela private, la maggioranza degli operatori intervistati nella survey ha indicato l’integrazione dei criteri esg nella selezione dei prodotti come un’area di “alta priorità” (79%) mentre il 50% del campione considera altamente prioritaria l’evoluzione della gamma verso prodotti illiquidi che investono in economia reale.

A livello operativo, la digitalizzazione si conferma al centro della scena. Se la crescita viene indicata come la principale sfida futura per il modello di business private dal 67% degli intervistati, la digitalizzazione rappresenta la sfida principale per il 13% degli operatori ed è tra le prime tre per circa due terzi dei rispondenti. Inoltre, il 92% del campione si attende una crescita degli investimenti in ambito di digitalizzazione nei prossimi tre anni. Cruciale, a detta del report, sarà anche lo sviluppo di nuove competenze e la relativa capacità di attrarre e mantenere i talenti all’interno dell’azienda. In riferimento a questo aspetto, il report evidenzia una crescente attenzione da parte dell’industria all’irrobustimento delle strutture di consulenza (attraverso l’inserimento di specialisti non finanziari) e delle strutture di investment center (attraverso l’inserimento di competenze specialistiche nel mondo dei prodotti illiquidi ed alternativi). In ultima analisi, a detta del report, i futuri protagonisti dell’industria saranno gli operatori che si dimostreranno “capaci di trasformare ed evolvere il proprio modello di business sostenendo investimenti significativi, in primis in competenze e tecnologia”.


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di Virginia Bizzarri

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