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Negli ultimi mesi si è assistito a una rimonta epocale del Wti – ad aprile aveva toccato i – 37 dollari al barile – registrando un movimento di oltre 100 dollari
Domenica dei droni Houthi hanno colpito il sito petrolifero di Ras Tanura. Non hanno provocato danni ma hanno riacceso i timori sula stabilità degli approvvigionamenti dal golfo Persico
Secondo Alberto De Casa crescita economica, ritorno dell’inflazione, tagli alla produzione sono tre driver che possono innescare ulteriori rialzi rispetto ad un prezzo che comunque è già alto
L’effetto positivo sui mercati non è durato molto, con il petrolio che dopo l’apertura a 71 dollari ha perso il 3%. Tuttavia, a detta di Carlo Alberto de Casa, capo analista di Active Trades, ci sono diversi motivi, che esulano dalla questione geopolitica, che fanno sperare in un petrolio ancora al rialzo. Il primo e più importante è la ripresa economica. “Sui mercati c’è un grande ottimismo: non si compra sulla domanda di questo trimestre ma sulle aspettative di vaccini efficaci e dunque di crescita economica”. Nel mentre le banche centrali continuano ad offrire il loro supporto e la liquidità nel sistema abbonda. “Crescita e liquidità potrebbe scaturire in aumento generalizzato dei prezzi, e dunque anche del petrolio. Ma potrebbe anche essere quest’ultimo e le altre materie prime, che per via di una domanda in ascesa, comporti la giusta inflazione per stimolare la crescita”. Infine, da non trascurare il lato dell’offerta. “L’Opec ha confermato il taglio alla produzione di circa 7 milioni di barili anche per aprile. A ciò si aggiunge il taglio di un milione deciso autonomamente dall’Arabia Saudita”. Offerta ancorata, e domanda in crescita fan dunque ben sperare, ma l’eccessivo ottimismo è spesso pericoloso. “I fondamentali sono buoni ma non tali da giustificare un prezzo del petrolio più alto del 15% rispetto ai livelli pre-crisi” conclude De Casa che sottolinea che una pausa di consolidamento farebbe bene al mercato.

