I tassi salgono? Ecco perché investire sulle obbligazioni

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Dove investire nel 2023? Quando i tassi d’interesse reali salgono tra obbligazioni e azioni meglio le prime

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L’inflazione nel mese di gennaio è salita ancora e il mercato inizia a scontare il fatto che la stretta monetaria è tutt’altra che finita. L’ipotesi di tassi più alti sulla carta non è una buona notizia né per le azioni né tantomeno per le obbligazioni. Eppure secondo un’analisi di MarketWatch gli investitori sul reddito fisso si possono rallegrare: i tassi d’interesse reali hanno raggiunto i massimi da 15 anni e sono tornati in territorio positivo.

I tassi d’interesse reali non sono altro che la differenza tra i tassi d’interesse nominali e l’inflazione. Negli ultimi 15 anni questi tassi sono stati quasi sempre negativi, con tassi nominali inferiori all’inflazione prevista. Tuttavia di recente i tassi reali sono tornati ad essere positivi, con un rendimento reale del 3,745%, mai così alto dalla fine del 2007 e più del doppio della media degli ultimi due decenni. Quando i tassi reali sono elevati, i tassi nominali sono più alti di quanto giustificato dalle aspettative di inflazione – e diventa più probabile che i tassi nominali scendano e che le obbligazioni si riprendano.

Aspettative di inflazione 

 

È fondamentale dunque determinare correttamente le aspettative di inflazione. Per farlo è necessario formulare una serie di ipotesi. Attualmente, secondo il Center for Inflation Research della Federal Reserve Bank di Cleveland, l’inflazione statunitense prevista per i prossimi 10 anni è del 2,27% annuo, dato ottenuto utilizzando un modello statistico che ha considerato i rendimenti nominali del Tesoro, i dati sull’inflazione, i sondaggi sulle aspettative di inflazione e gli inflation swap.
Anche una misura alternativa come il cosiddetto tasso di inflazione di pareggio, ovvero la differenza tra il rendimento nominale del Tesoro a 10 anni e il rendimento dei TIPS a 10 anni, indica un’inflazione del 2,21%. 

Tassi reali e rendimenti obbligazionari 

Per misurare la correlazione tra tassi reali e rendimenti obbligazionari, Mark Hulbert autore dell’articolo, si è basato per l’inflazione sui dati della Fed di Cleveland e per i rendimenti obbligazionari su un indice calcolato da Robert Shiller dell’Università di Yale. Dividendo tutti i mesi degli ultimi quattro decenni in quattro gruppi, in base ai loro tassi di interesse reali, Hulbert è arrivato a risultati molto interessanti. Le obbligazioni hanno ottenuto rendimenti corretti per l’inflazione più elevati quando i tassi reali all’inizio di tali periodi erano più alti, con una significatività statistica del 95%.

Tornando al presente, sebbene i tassi di interesse siano aumentati negli ultimi mesi, attualmente si trovano nel secondo quartile più basso della distribuzione storica. Sarebbe quindi irrealistico aspettarsi i rendimenti da urlo dei due quartili più alti. Tuttavia, i rendimenti associati al secondo quartile più basso sono significativamente positivi.

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di Lorenzo Magnani

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Laureato in Finanza e mercati Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano, nella redazione di We Wealth scrive di mercati, con un occhio anche ai private market. Si occupa anche di pleasure asset, in particolare di orologi, vini e moto d’epoca.

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